Il Segreto Del Pozzo Che Fece Tremare Una Famiglia In Umbria-tantan - Chainityai

Il Segreto Del Pozzo Che Fece Tremare Una Famiglia In Umbria-tantan

Il Bambino Costretto A Parlare Con Il Pozzo In Umbria

Ogni sera, quando il cielo sopra la casa diventava viola e il cortile perdeva il calore del giorno, Milo veniva chiamato dalla cucina.

Aveva otto anni.

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Sapeva già cosa significava quel tono.

Non era l’ora di lavarsi i denti.

Non era l’ora di mettere via i quaderni.

Era l’ora del pozzo.

La nonna spegneva la fiamma sotto la moka, controllava che la cucina fosse in ordine e poi lo guardava senza fretta.

“Milo,” diceva.

Lui lasciava qualunque cosa stesse facendo.

A volte stava colorando.

A volte teneva ancora in mano un pezzo di pane.

A volte fissava le vecchie fotografie sul mobile, cercando il viso di sua madre tra cornici scure e vetri pieni di riflessi.

La nonna non gli permetteva di portare giochi fuori.

“Non si va da tua madre con le mani occupate,” gli diceva.

Così Milo usciva nel cortile con le mani strette una dentro l’altra.

Le sue scarpe dovevano essere pulite.

La sciarpa doveva stare dritta.

Anche davanti al dolore, diceva la nonna, bisognava mantenere dignità.

In quella casa, la dignità sembrava sempre più importante della verità.

Il pozzo era dietro la casa, vicino a un muro vecchio e a una fila di vasi ormai quasi vuoti.

Non era profondo solo nel buio.

Era profondo anche nel modo in cui tutti lo nominavano.

Nessuno diceva mai semplicemente “il pozzo”.

Dicevano “là sotto”.

Dicevano “dove lei ascolta”.

Dicevano “il posto in cui devi chiedere perdono”.

La prima volta, Milo aveva chiesto perché.

La nonna gli aveva appoggiato una mano sulla spalla, una mano leggera ma pesante nel significato.

“Perché tua madre ha sofferto tanto per te.”

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