A 67 Anni Bianca Scelse L’Amore, Ma La Figlia Voleva La Casa-tantan - Chainityai

A 67 Anni Bianca Scelse L’Amore, Ma La Figlia Voleva La Casa-tantan

Bianca aveva 67 anni e viveva a Venezia con il passo prudente di chi ha imparato a non disturbare il dolore.

Non era una donna fragile, anche se molti avevano iniziato a trattarla così dopo la morte del marito.

Era una donna ordinata, di quelle che piegano il foulard prima di uscire, puliscono le scarpe anche per andare a comprare il pane e lasciano la moka pronta la sera prima per non cominciare il mattino nel disordine.

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La casa in cui viveva non era soltanto una casa.

Era il luogo dove aveva cresciuto sua figlia, dove suo marito aveva appeso vecchie fotografie, dove le chiavi erano sempre rimaste in un piattino vicino all’ingresso, come se bastasse quel gesto a dire che la famiglia sarebbe tornata sempre lì.

Quando il marito era morto, Bianca aveva smesso di parlare a voce alta.

Non perché non avesse più parole, ma perché ogni parola rimbalzava contro i mobili, contro le tazze, contro le sedie vuote, e tornava indietro più pesante.

I primi mesi erano stati fatti di piccole cose difficili.

La spesa da portare su.

Le medicine da ricordare.

La finestra da aprire anche quando fuori c’era solo umidità.

Il letto da rifare da sola.

La domenica da attraversare senza quel rumore familiare che un uomo lascia in una casa anche quando tace.

Fu in quel periodo che un vecchio amico iniziò a passare da lei.

Non arrivò come arrivano certi uomini che vogliono occupare uno spazio troppo in fretta.

Arrivò piano.

Una mattina le portò un sacchetto con il pane del forno.

Un’altra le lasciò le medicine sul tavolo della cucina, accanto alla tazzina dell’espresso.

Un pomeriggio la accompagnò a fare una passeggiata, non per mostrarla a qualcuno, ma perché Bianca aveva dimenticato quanto potesse far bene camminare con un’altra persona accanto.

Non le disse mai di dimenticare suo marito.

Questa fu la cosa che la colpì di più.

Non cercò mai di prendere il posto di un uomo morto.

Si sedette semmai in quello spazio discreto dove a volte sta chi ti vuole bene senza pretendere di guarirti.

Bianca, all’inizio, si sentiva in colpa anche solo a sorridere.

Le sembrava che le vecchie foto sul mobile la guardassero.

Le sembrava che il piattino delle chiavi ricordasse tutto.

Le sembrava che il profumo del caffè, uscito dalla moka, dovesse appartenere ancora a una vita precedente.

Poi un giorno capì una cosa semplice e crudele.

Il lutto non chiede il permesso prima di arrivare, ma a volte pretende il permesso per andare via.

E lei, quel permesso, non se lo era ancora dato.

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