A Bari il nipote usa l'apparecchio del nonno come cuffia-tantan - Chainityai

A Bari il nipote usa l’apparecchio del nonno come cuffia-tantan

A Bari, il nipote usa l’apparecchio del nonno come cuffia da gaming.

Signor Michele ha ottantadue anni e quel giorno non sembra nemmeno un uomo anziano in crisi.

Sembra soltanto uno che è stato lasciato fuori dalla propria vita.

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La cucina è piccola, pulita, piena di oggetti che parlano più delle persone.

La moka sul fornello, il piattino del pane, il bicchiere d’acqua, il foglio piegato vicino alle chiavi di casa.

Niente di straordinario.

Ed è proprio questo a rendere tutto più pesante.

Perché nelle case vere il tradimento non arriva con il rumore.

Arriva con un gesto pratico.

Con una mano che prende quello che non le appartiene.

Con una risata che prova a sembrare leggera ma invece puzza di crudeltà.

Il nipote entra con l’aria di chi si sente padrone del mondo solo perché ha un telefono in tasca e un gioco acceso sullo schermo.

Vuole sentire meglio.

Vuole stare comodo.

Vuole usare l’apparecchio acustico del nonno come se fosse una cuffia qualsiasi.

Lo stacca, lo sistema, lo collega al suo headset e si mette a ridere davanti a tutti.

Non è una risata forte.

È peggio.

È quella risata corta che ti dice che qualcuno si sente autorizzato a non avere rispetto.

E poi arriva la frase che cambia il tono della stanza.

Dice che Michele finge di non sentire.

Dice che lo fa per attirare l’attenzione.

Dice che è tutto teatro.

Il vecchio resta fermo.

Non perché non abbia capito.

Ma perché ha capito benissimo.

E quando un anziano capisce tutto e non parla subito, di solito ha già ingoiato troppe umiliazioni per concedere agli altri il lusso di vederlo crollare.

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Il figlio è lì vicino.

Quello che avrebbe dovuto intervenire.

Quello che avrebbe dovuto dire basta.

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