Alla farmacia di Siena la nipote si è tradita davanti alla telecamera-tantan - Chainityai

Alla farmacia di Siena la nipote si è tradita davanti alla telecamera-tantan

A Siena, ogni mattina, Nonna Livia faceva sempre le stesse tre cose.

Accendeva la moka.

Appoggiava il bicchiere d’acqua vicino alla tazza.

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E prendeva le medicine per il cuore con la stessa attenzione con cui una persona anziana controlla che tutto resti al suo posto.

Aveva 74 anni, ma non parlava mai come una donna che voleva essere trattata da vecchia.

Diceva soltanto che finché riusciva ad alzarsi da sola, a rifarsi il letto e a prepararsi il caffè, allora non stava chiedendo troppo a nessuno.

Era una di quelle donne che non si lamentano per abitudine.

Che stringono i denti.

Che mettono ordine anche quando il corpo comincia a tradirle.

Per questo, quando ha iniziato a sentirsi sempre più debole, nessuno in famiglia ha capito subito quanto fosse grave.

All’inizio sembrava solo stanchezza.

Poi sono arrivati i giramenti di testa.

Poi il fiatone.

Poi quei minuti in cui restava ferma in cucina, con gli occhi bassi, come se stesse cercando di ricordare una frase che le sfuggiva sempre un secondo prima di arrivare alla fine.

La prima ipotesi è stata l’età.

La seconda il caldo.

La terza la pressione.

Nessuno voleva vedere la cosa più semplice e più spaventosa: le medicine di Nonna Livia non stavano più arrivando nel suo corpo.

Stavano sparendo altrove.

La casa era piccola, ordinata, piena di oggetti che raccontavano una vita intera.

Una borsa appesa vicino alla porta.

Le chiavi del portone in una ciotola di ceramica.

Vecchie fotografie su una mensola.

Una tovaglia pulita, piegata con cura.

E in mezzo a tutto questo, una routine così precisa da sembrare quasi sacra.

La nipote viveva con lei da tempo.

Era sempre presente.

Sempre in giro con il telefono in mano.

Sempre pronta a rispondere al posto suo.

Sempre con quel sorriso leggero che gli adulti scambiano spesso per gentilezza, quando in realtà è solo abitudine a coprire ciò che non si vuole guardare davvero.

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