Il Cappotto Del Vedovo Che Fece Tremare Tutta La Famiglia-tantan - Chainityai

Il Cappotto Del Vedovo Che Fece Tremare Tutta La Famiglia-tantan

A Bari, la casa della signora Elena non era mai sembrata così piena e così vuota nello stesso momento.

La moka era ancora sul fornello, ma il caffè non aveva più profumo di mattina.

Sapeva di qualcosa lasciato a metà.

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Sul tavolo della cucina c’erano due tazzine, una con il fondo scuro e l’altra intatta, come se suo marito potesse ancora rientrare dalla porta e dire che il caffè si beve caldo, non si lascia lì a morire.

Elena guardava quella tazzina da ore.

Non riusciva a spostarla.

Non riusciva nemmeno a lavarla.

Lavare una tazzina, quel giorno, le sembrava un tradimento.

Il marito era morto da poco, e la casa teneva ancora il suo corpo in ogni angolo.

C’era il segno leggero delle sue scarpe vicino all’ingresso.

C’era il foulard di Elena appeso alla sedia, quello che lui le sistemava sulle spalle quando uscivano per la passeggiata.

C’erano le chiavi di casa in un piattino di ceramica, divise come sempre: le sue a sinistra, quelle di lui a destra.

La morte non aveva ancora avuto il tempo di ordinare niente.

Era entrata, aveva rotto tutto, e se n’era andata lasciando Elena davanti ai pezzi.

Lei sedeva in cucina con le mani poggiate sulle ginocchia, il vestito scuro tirato bene, le scarpe pulite.

Anche nel dolore, aveva fatto quello che lui le avrebbe chiesto.

«Elena, la dignità non si stira all’ultimo momento,» le diceva quando lei rideva perché lui lucidava le scarpe anche per andare dal fruttivendolo.

Quel pomeriggio non rideva nessuno.

Fu alle 16:18 che il telefono vibrò.

Elena abbassò gli occhi e lesse il messaggio.

«Siamo qui sotto. Veniamo ad aiutarti a sistemare.»

Per qualche secondo non capì.

Aiutare a sistemare cosa?

Il letto era ancora disfatto dal mattino.

La giacca di lui era ancora sulla sedia.

Il cappotto grigio pendeva dall’attaccapanni nell’ingresso, con il colletto consumato e una manica leggermente più lucida dell’altra.

La casa non doveva essere sistemata.

Doveva essere rispettata.

Ma il campanello suonò prima che Elena trovasse il coraggio di rispondere.

Il primo parente entrò con la faccia composta e la voce bassa.

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