Il Bambino Chiamato Alessandro Nella Villa Sul Lago Di Como-tantan - Chainityai

Il Bambino Chiamato Alessandro Nella Villa Sul Lago Di Como-tantan

Marco aveva otto anni quando vide per la prima volta la villa sul lago di Como.

Non la vide come la vedono gli adulti, con gli occhi pieni di ammirazione per il cancello alto, per il giardino curato, per le finestre grandi che riflettevano l’acqua.

La vide come la vede un bambino che ha paura di sbagliare porta.

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Stringeva lo zainetto con entrambe le mani, perché dentro aveva solo due cambi, una felpa, una fotografia di sua madre e un foglio con un numero scritto a penna.

La macchina che lo aveva portato fin lì si fermò sulla ghiaia chiara.

L’autista non disse molto.

Scese, aprì lo sportello e fece un cenno verso l’ingresso, come se Marco sapesse già cosa doveva fare.

Ma Marco non lo sapeva.

Sapeva solo quello che gli avevano ripetuto tre volte prima di partire.

Doveva essere educato.

Doveva obbedire.

Doveva ricordare che quella famiglia aveva promesso di aiutare sua madre.

Il resto gli sembrava avvolto in una nebbia strana, come quando gli adulti parlano sopra la testa dei bambini pensando che non capiscano.

La porta della villa si aprì prima ancora che lui bussasse.

Una donna elegante apparve sulla soglia.

Indossava abiti chiari, un foulard ben annodato e scarpe così lucide che Marco riuscì a vedersi riflesso per un istante sulla punta.

Non gli sorrise subito.

Prima osservò i suoi capelli.

Poi il viso.

Poi le mani, che lui aveva stretto troppo forte intorno alle bretelle dello zaino.

«Sei arrivato,» disse.

La sua voce era gentile, ma non calda.

Era una gentilezza imparata, composta, come il salotto dietro di lei.

Marco annuì.

«Mi chiamo Marco,» disse piano.

La donna si irrigidì.

Fu un movimento piccolo, quasi invisibile, ma lui lo notò perché i bambini notano tutto quello che può diventare pericolo.

Dietro la donna comparve un uomo.

Era alto, vestito con cura, con il volto fermo di chi era abituato a essere ascoltato.

«Qui no,» disse.

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