Il Gessetto Spezzato Che Andrea Nascondeva Ogni Mattina A Pisa-tantan - Chainityai

Il Gessetto Spezzato Che Andrea Nascondeva Ogni Mattina A Pisa-tantan

A Pisa, Andrea aveva 9 anni e una piccola abitudine che tutti notavano, ma nessuno riusciva davvero a spiegare.

Teneva sempre un gessetto spezzato nel palmo della mano.

Non lo tirava fuori per giocare.

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Non lo usava per scrivere sui muri.

Non lo passava tra le dita come fanno certi bambini quando sono nervosi.

Lo stringeva soltanto.

Lo stringeva fino a farsi diventare le nocche chiare, fino a lasciare una polvere bianca attaccata alla pelle, fino a sembrare un bambino che custodiva un segreto troppo grande per entrare in una cartella di scuola.

La maestra se n’era accorta già da tempo.

Ogni mattina Andrea entrava in classe con il grembiule sistemato, la cartella chiusa con cura, i quaderni allineati come se ogni cosa dovesse essere perfetta prima ancora che iniziasse la lezione.

Aveva le scarpe pulite.

I capelli pettinati.

Lo sguardo basso.

E quella mano chiusa.

La scuola era piena dei suoni normali di ogni mattina: sedie trascinate, astucci che cadevano, bambini che si chiamavano da un banco all’altro, passi nel corridoio, il rumore secco del registro appoggiato sulla cattedra.

Fuori, la città si muoveva con il suo ritmo abituale.

Qualcuno si fermava al bar per un espresso veloce.

Qualcuno comprava il pane al forno prima di tornare a casa.

Qualcuno sistemava la sciarpa prima di uscire, perché anche nelle cose piccole bisognava restare presentabili.

Andrea conosceva bene quel mondo ordinato.

Da fuori, anche casa sua sembrava ordinata.

C’era una cucina pulita.

C’era una moka sul fornello.

C’erano sedie messe al loro posto.

C’erano panni piegati, scarpe lucidate vicino all’ingresso, chiavi appese dove dovevano stare.

C’era perfino l’apparenza di una famiglia normale.

Ma Andrea aveva imparato presto che una casa può sembrare dignitosa mentre dentro qualcuno ti insegna a sparire.

Il suo patrigno non urlava sempre.

Quella era la cosa peggiore.

Sapeva parlare piano.

Sapeva scegliere le parole come si scelgono gli oggetti da mettere in vista quando arrivano ospiti.

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