A Venezia, La Nipote Voleva La Sua Stanza Dopo La Morte-tantan - Chainityai

A Venezia, La Nipote Voleva La Sua Stanza Dopo La Morte-tantan

Signor Gino aveva ottantaquattro anni e viveva in una stanza piccola, affacciata su un canale veneziano che al mattino sembrava respirare insieme a lui.

La finestra non era grande, ma lasciava entrare una lama di luce sufficiente a illuminare la tazzina del caffè, la coperta piegata ai piedi del letto e le fotografie che lui spolverava ogni domenica con un fazzoletto pulito.

In quella stanza c’era poco, secondo chi guardava solo con gli occhi.

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Un letto stretto.

Una sedia consumata.

Una moka annerita dal tempo.

Un mazzo di chiavi appeso a un chiodo vicino alla porta.

Ma per Gino, ogni cosa aveva un peso preciso, come se la stanza fosse una piccola mappa della sua vita.

La coperta era quella che sua moglie gli aveva insistito di comprare quando le notti erano diventate troppo umide.

La sedia era stata riparata due volte, perché buttarla gli sembrava una mancanza di gratitudine.

La fotografia più grande ritraeva un pranzo di famiglia, con piatti pieni, mani in movimento e quella confusione rumorosa che una volta gli sembrava eterna.

Poi, lentamente, la casa si era svuotata.

Le voci erano diventate telefonate brevi.

Le visite erano diventate promesse.

E le promesse, come spesso accade quando una persona anziana smette di essere utile, erano diventate silenzio.

Gino non si lamentava.

Non era nella sua natura.

Quando qualcuno gli chiedeva come stava, rispondeva sempre che stava bene, anche quando le ginocchia gli facevano male e il corridoio sembrava allungarsi tra la camera e la cucina.

La dignità, per lui, non era mostrarsi forte.

Era non costringere nessuno ad accorgersi della propria solitudine.

Quella mattina, Venezia era umida e luminosa.

Dal canale arrivavano il rumore dell’acqua contro la pietra e qualche voce lontana, mentre in cucina la moka finiva di borbottare.

Gino si versò il caffè con calma, lasciando che l’aroma riempisse la stanza.

Aveva preparato anche un piattino con due biscotti, perché sua nipote aveva detto che sarebbe passata.

Non passava spesso.

Quando lo faceva, arrivava sempre con fretta, con lo sguardo già rivolto a qualcos’altro, come se ogni minuto trascorso lì le costasse più del dovuto.

Gino, però, continuava a preparare qualcosa.

Una tazzina.

Una fetta di pane.

Una domanda semplice.

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