A Torino, Il Figlio Presentò Al Padre Di 80 Anni La Fattura Della Cura-tantan - Chainityai

A Torino, Il Figlio Presentò Al Padre Di 80 Anni La Fattura Della Cura-tantan

A Torino, il Signor Massimo aveva imparato a vivere con poco rumore.

Non perché fosse un uomo spento, ma perché a ottant’anni certe parole si scelgono con più cura.

La sua casa non era grande, eppure ogni oggetto sembrava avere un posto preciso.

Image

La moka sul fornello.

Le chiavi in un piattino vicino alla porta.

La sciarpa piegata sulla sedia dell’ingresso.

Le fotografie di famiglia sulla credenza, tutte leggermente storte, come se gli anni le avessero respirate.

Quella mattina aveva lucidato le scarpe senza sapere perché.

Forse per abitudine.

Forse perché c’era ancora dentro di lui quell’idea antica che una persona, anche quando è stanca, non deve presentarsi al mondo come se si fosse arresa.

Torino, fuori, andava avanti con il suo passo discreto.

Il bar sotto casa aveva già servito espresso e cornetti a chi correva al lavoro.

Qualcuno entrava dal forno con il pane caldo sotto il braccio.

Qualcuno salutava senza fermarsi.

Massimo guardò tutto dalla finestra e si disse che era una giornata normale.

Poi arrivò suo figlio.

Non suonò con l’impazienza di chi ha fretta.

Suonò una volta sola.

Massimo aprì e lo trovò sul pianerottolo con una cartellina sotto il braccio.

Il figlio indossava una giacca ordinata, il viso rasato, le scarpe pulite.

Era il tipo di ordine che Massimo aveva sempre apprezzato.

Quel giorno, però, sembrava una maschera.

«Entra,» disse Massimo.

Il figlio fece un cenno breve e passò la soglia.

Non disse subito permesso.

Non chiese come stai.

Non guardò la moka.

Non guardò le fotografie.

Si sedette al tavolo come si siede qualcuno che non è venuto per visitare, ma per chiudere una pratica.

Massimo rimase in piedi qualche secondo.

Read More

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *