La Nonna Di Palermo Accusata Di Maleficio Per Un Filo Rosso-tantan - Chainityai

La Nonna Di Palermo Accusata Di Maleficio Per Un Filo Rosso-tantan

A Palermo, Nonna Serena aveva settant’anni e una certezza fragile: l’amore, quando non sa più come parlare, trova sempre un oggetto piccolo in cui nascondersi.

Per lei, quella mattina, quell’oggetto era un filo rosso.

Non era un rito oscuro.

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Non era una minaccia.

Non era la prova di una follia, come avrebbe detto sua nuora poche ore dopo davanti a tutta la famiglia.

Era soltanto un filo, preso da un vecchio cassetto della cucina, annodato con due dita lente e con la cura di chi ha imparato che i bambini si proteggono anche con gesti inutili, purché pieni d’amore.

La moka borbottava sul fornello con quel suono domestico che Serena conosceva meglio della propria voce.

Sul tavolo c’erano una tazzina vuota, un piattino con qualche briciola di cornetto, una busta del forno piegata con attenzione e le vecchie foto di famiglia che lei aveva spostato per pulire la credenza.

La casa non era grande, ma ogni cosa aveva un posto.

Le chiavi di famiglia stavano nel piattino vicino alla porta.

Il foulard blu era appeso allo schienale della sedia.

Le scarpe di Serena, lucidate anche solo per andare a comprare il pane, erano allineate sotto il mobile dell’ingresso.

La Bella Figura, per lei, non era vanità.

Era dignità.

Era il modo di dire al mondo: anche se soffro, non mi lascio andare.

Quel giorno il nipotino era arrivato presto, con il passo più lento del solito.

Di solito correva verso di lei, le buttava le braccia al collo, chiedeva biscotti anche quando non era ora, e poi si sedeva sul pavimento a giocare vicino alla sedia dove lei cuciva.

Quella mattina no.

Era entrato tenendo un braccio vicino al corpo.

Aveva salutato piano.

Aveva accettato un pezzetto di pane senza entusiasmo.

Serena lo aveva osservato senza fare domande davanti alla nuora, perché in una famiglia ci sono silenzi che si rispettano e silenzi che fanno paura.

La nuora, quel giorno, sembrava già pronta a litigare.

Aveva sistemato i capelli con troppa forza, parlato al telefono con frasi brevi, spostato una sedia senza chiedere permesso e guardato Serena come si guarda una cosa lasciata nel posto sbagliato.

Serena non disse niente.

Aveva imparato da anni che una suocera, se parla troppo, diventa invadente.

Se parla poco, diventa falsa.

Se aiuta, vuole comandare.

Se si fa da parte, non ama abbastanza.

Per questo aveva scelto la via più difficile: esserci senza pesare.

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