Cacciata Dalla Gelateria Di Famiglia, Sofia Rivela La Licenza-tantan - Chainityai

Cacciata Dalla Gelateria Di Famiglia, Sofia Rivela La Licenza-tantan

A Rimini, Sofia aveva imparato a misurare la vita dal rumore della serranda.

Quando saliva, il giorno cominciava.

Quando scendeva, lei capiva di aver regalato un’altra parte di sé alla gelateria di sua madre.

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Per dodici anni era stato così.

Prima il laboratorio, poi il banco, poi la cassa, poi i fornitori, poi i conti fatti di notte con una moka ormai fredda in cucina.

Sua madre diceva sempre che quella non era fatica sprecata.

Era famiglia.

E Sofia, per molto tempo, ci aveva creduto.

Aveva creduto che la famiglia significasse restare quando gli altri se ne andavano.

Aveva creduto che significasse prendere meno soldi perché “questo mese è difficile”.

Aveva creduto che significasse lavorare senza lamentarsi quando mancava personale, quando il frigorifero faceva rumore, quando il latte aumentava, quando i clienti volevano sorrisi anche nelle giornate in cui lei avrebbe voluto solo sedersi.

La gelateria non era grande, ma aveva una dignità tutta sua.

Il bancone di marmo era sempre lucidato.

Le vasche d’acciaio brillavano.

Sopra la mensola, vicino alla macchina del caffè, c’erano vecchie foto di famiglia, ingiallite ai bordi, che sua madre non voleva mai togliere.

In una, Sofia era bambina e teneva in mano un cono troppo grande.

In un’altra, Marco sorrideva accanto alla madre, con l’aria del figlio atteso, applaudito, perdonato sempre un minuto prima degli altri.

Marco era suo fratello maggiore.

Era quello a cui venivano servite le porzioni migliori.

Quello per cui si conservava l’ultimo pezzo di torta.

Quello a cui la madre trovava una scusa anche quando spariva per mesi.

Sofia invece era quella affidabile.

Quella che capiva.

Quella che non doveva essere consolata perché era forte.

E a furia di sentirsi dire che era forte, aveva smesso di chiedere quanto pesasse davvero tutto quello che portava.

La mattina in cui cambiò tutto, Sofia arrivò prima delle sette.

Il vento dal mare le aveva lasciato la sciarpa umida sul collo e le guance fredde.

Il bar accanto era già aperto, con due uomini al banco che bevevano espresso senza sedersi, parlando a bassa voce come si fa quando il giorno non ha ancora deciso che faccia avrà.

Sofia salutò con un cenno e infilò la chiave nella serratura.

La serranda salì a metà, poi si bloccò un secondo.

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