Il Gesso Blu Di Mio Figlio E La Telecamera Delle Tre-tantan - Chainityai

Il Gesso Blu Di Mio Figlio E La Telecamera Delle Tre-tantan

La gamba di Howard era ingessata di un blu così acceso che sembrava quasi fuori posto in quella stanza d’ospedale.

Tutto il resto era bianco, grigio, sterile, misurato.

Il letto.

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Le pareti.

Il monitor.

La coperta tirata fino al petto.

E poi quel blu, vivo e crudele, attorno alla gamba di mio figlio di dieci anni.

Quando entrai nella stanza, la prima cosa che vidi non fu Jasper.

Non fu nemmeno il gesso.

Fu lo sguardo di Howard.

Era lo sguardo di un bambino che aveva già chiesto scusa prima ancora che qualcuno gli chiedesse perché.

Il telefono aveva squillato quel giovedì pomeriggio mentre ero in cucina, con la moka ancora calda e una tazzina vuota accanto al lavello.

Avevo appena tolto la sciarpa dalla sedia, pensando di uscire a comprare due cose al forno prima di cena.

Poi comparve il nome di Jasper sullo schermo.

Il mio ex marito non chiamava mai per niente.

Scriveva messaggi brevi, asciutti, sempre abbastanza educati da sembrare corretti se qualcuno li avesse letti da fuori.

Quel giorno chiamò.

Risposi con una mano ancora umida d’acqua.

«Howard si è rotto una gamba,» disse.

Non ci fu premessa.

Non ci fu un respiro.

Solo quella frase, lanciata nella mia cucina come un piatto che si rompe sul pavimento.

«Cosa?»

«Un incidente assurdo con il monopattino. È caduto. Siamo in ospedale.»

Mi appoggiai al piano di legno.

La moka borbottò ancora una volta, poi tacque.

«Che ospedale? Quanto è grave? Howard è sveglio?»

Jasper sospirò, come se le mie domande fossero un fastidio da gestire.

«È sveglio. Ha dolore, ovvio, ma è sotto controllo. Gli hanno messo il gesso. Calmati.»

Calmati.

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