Il Bambino Scelse Occhiali Blu E Una Donna Umiliò Sua Madre-tantan - Chainityai

Il Bambino Scelse Occhiali Blu E Una Donna Umiliò Sua Madre-tantan

Il bambino voleva solo una montatura blu, ma una frase fece abbassare gli occhi a sua madre.

Faccio l’ottico da quasi vent’anni.

Chi non conosce questo mestiere pensa che sia tutto semplice: leggere una ricetta, prendere una montatura, sistemare due lenti, stringere una vite, consegnare un astuccio e salutare il cliente.

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In parte è proprio così.

Ogni mattina apro la serranda, pulisco le vetrine, controllo il banco, sistemo gli espositori e metto in ordine le montature da bambino, quelle da lettura, quelle da sole, quelle più eleganti che attirano subito gli occhi di chi entra.

Nel retro c’è quasi sempre una moka pronta o dimenticata sul fornellino, perché in una giornata di lavoro certe pause si prendono in piedi, tra una riparazione e una telefonata.

Dal bar accanto arriva l’odore dell’espresso, specialmente la mattina presto, quando la strada è ancora mezza addormentata e la gente entra con il cappotto chiuso, la sciarpa al collo e la fretta di chi deve tornare alla propria vita.

Ma dopo tanti anni dietro un bancone, impari che gli occhi non servono solo a leggere lettere su una tabella.

Impari a vedere la paura prima che venga detta.

Vedi chi entra e guarda subito i prezzi invece dello specchio.

Vedi chi sorride troppo, come se quel sorriso potesse coprire il rumore dei conti fatti in testa.

Vedi padri che fingono sicurezza, nonni che pagano senza farlo notare e madri che chiedono “quello più semplice” con una voce così composta che fa più male di un pianto.

E poi vedi i bambini.

I bambini sono quelli che capiscono tutto anche quando gli adulti sperano di proteggerli.

Capiscono quando un desiderio è troppo caro.

Capiscono quando una domanda pesa.

Capiscono quando devono dire “va bene lo stesso” prima ancora che qualcuno glielo chieda.

Quel lunedì sembrava una giornata come tante.

Sul registro degli appuntamenti c’erano un controllo alle 09:40, due ritiri di occhiali da vista e una signora che doveva provare un paio di occhiali da sole costosi messi da parte il sabato precedente.

Avevo appena finito di pulire il bancone quando entrarono una donna e suo figlio.

Lei si chiamava Serena.

Me lo disse mentre mi porgeva la ricetta dell’oculista, un foglio piegato con cura, tenuto tra le dita come se anche quel pezzo di carta fosse qualcosa da non rovinare.

Aveva un cappotto semplice, una borsa consumata e una sciarpa annodata bene, senza ostentazione.

Le sue scarpe erano vecchie ma pulite.

Quella è una cosa che noto sempre.

Non perché giudichi le persone dalle scarpe, ma perché spesso le scarpe raccontano quanto qualcuno stia cercando di mantenere la propria dignità anche quando tutto il resto diventa difficile.

Il bambino si chiamava Nino.

Aveva dieci anni.

Magro, educato, con lo zainetto sulle spalle e le mani infilate nelle maniche del giubbotto.

Non era un bambino triste.

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