La Maschera Da Cigno Che Trasformò Il Carnevale In Un Incubo-tantan - Chainityai

La Maschera Da Cigno Che Trasformò Il Carnevale In Un Incubo-tantan

Bianca aveva 7 anni e quella mattina sua madre le legò una maschera da cigno sul viso con una cura che sembrava amore.

Il nastro era bianco, stretto dietro la nuca, e le piume finte le sfioravano le guance ogni volta che respirava.

Venezia era piena di passi, stoffe, risate e musica.

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Non era il silenzio a far paura, ma il contrario: troppa gente, troppi volti coperti, troppe mani che indicavano, fotografavano, si cercavano nella folla.

Bianca teneva le braccia lungo i fianchi perché sua madre le aveva detto di non muoversi.

«Stai qui» le aveva ordinato, abbassandosi appena davanti a lei.

Non le aveva sistemato il cappottino perché avesse freddo.

Lo aveva fatto perché fosse perfetta.

La maschera doveva stare dritta, il fiocco non doveva vedersi, le scarpe dovevano restare pulite anche se la pietra della piazza era umida.

Quella era la parte che sua madre amava di più: l’apparenza precisa, la bambina composta, lo sguardo degli altri che diventava approvazione.

Bianca conosceva quel tono.

Era il tono delle mattine in cui la moka borbottava in cucina e la madre le diceva di non macchiare la camicetta.

Era il tono delle passeggiate in cui bisognava salutare con educazione, sorridere poco ma bene, non fare domande davanti agli altri.

Era il tono di una donna che voleva essere vista come una brava madre più di quanto volesse esserlo quando nessuno guardava.

Poi la madre pronunciò la frase che rimase nella testa di Bianca per tutta la sera.

«Se la togli, non ti riconoscerò più».

Bianca non capì subito.

A 7 anni, una minaccia detta con voce bassa può sembrare una prova.

Una regola.

Un gioco crudele che però viene dalla mamma, e allora bisogna rispettarlo.

La bambina annuì.

La madre le toccò il mento con due dita, non come una carezza, ma come si raddrizza un oggetto messo male su una mensola.

«Brava» disse.

Poi si voltò.

Bianca la vide attraversare la folla tra maschere dorate, mantelli scuri, cappelli enormi e bambini che correvano stringendo coriandoli nei pugni.

All’inizio non ebbe paura.

Pensò che la madre sarebbe tornata dopo un minuto.

Forse doveva comprare qualcosa.

Forse doveva rispondere al telefono.

Forse voleva solo farle vedere che sapeva restare ferma.

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