L’Album Rosso Buttato Nel Cassone E Il Segreto Della Madre-tantan - Chainityai

L’Album Rosso Buttato Nel Cassone E Il Segreto Della Madre-tantan

Quando l’ho visto buttare l’album di sua madre nel cassone, ho capito che non stava svuotando solo una casa.

Stava cercando di liberarsi di qualcosa che gli faceva paura.

Lavoro da quattordici anni in un centro di raccolta comunale, appena fuori città.

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Non è un lavoro che la gente romantizza.

Si pensa agli odori, alla fatica, al rumore del ferro, ai materassi da spostare, ai divani sfondati, alle mani sempre secche dentro i guanti.

E in parte è tutto vero.

Ogni mattina apro il cancello quando l’aria sa ancora di umido e caffè, e nel piccolo ufficio qualcuno mette su la moka prima ancora di accendere il computer.

Poi arrivano i furgoni.

Arrivano le macchine con il bagagliaio legato male.

Arrivano uomini che hanno smontato una cucina intera e non sanno dove mettere le ante.

Arrivano donne con scatole dopo un trasloco, sedie dopo una separazione, librerie dopo una morte, sacchi pieni di vestiti quando una casa deve cambiare volto in fretta.

Da noi passa tutto ciò che la gente non vuole più vedere.

Divani sfondati.

Materassi macchiati.

Comodini con una maniglia sola.

Cornici senza vetro.

Giocattoli che nessun bambino cerca più.

Cartoni interi quando una persona anziana entra in una RSA e i figli devono decidere, spesso in un solo pomeriggio, che cosa resta di ottant’anni.

All’inizio mi fermavo a guardare.

Mi chiedevo chi avesse dormito su quel letto, chi avesse mangiato a quel tavolo, chi avesse tenuto quella sedia vicino alla finestra.

Poi impari a proteggerti.

Impari a dire: il legno là, il ferro lì, la carta nel contenitore giusto, gli ingombranti in fondo.

Impari a non fare troppe domande, perché ogni domanda può aprire una porta e non sempre hai la forza di vedere cosa c’è dietro.

Ma quel giorno non ci sono riuscito.

Era una mattina chiara, di quelle in cui la luce entra di taglio sul piazzale e fa brillare anche la polvere.

Avevo appena finito di aiutare un uomo con una vecchia credenza quando ho visto arrivare un furgone a noleggio.

Guidava un uomo sui cinquanta, forse poco meno, con il viso tirato e una giacca infilata in fretta.

Le scarpe erano pulite, quasi troppo pulite per un lavoro del genere, come se prima di uscire avesse pensato comunque alla figura da fare.

Accanto a lui c’era una donna con un foglio in mano.

Sul foglio c’erano righe, spunte, frecce, forse una lista stanza per stanza.

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