Ogni Giovedì Portava Due Girelle Alla Donna Che Lo Aveva Dimenticato-tantan - Chainityai

Ogni Giovedì Portava Due Girelle Alla Donna Che Lo Aveva Dimenticato-tantan

Ogni giovedì, quell’uomo di 86 anni entrava nella panetteria con caffè poco dopo le otto.

Non guardava mai prima il listino, non esitava davanti alla vetrina, non chiedeva cosa fosse appena uscito dal forno.

Sapeva già cosa voleva.

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Due girelle all’uvetta e un caffè macchiato.

Sempre due.

Anche quando sua moglie non ricordava più il suo nome.

Io lavoravo lì da qualche anno, in una piccola panetteria con tre tavolini vicino alla vetrina, il banco del pane sul lato sinistro e la macchina del caffè che sbuffava dietro di me come una vecchia creatura abituata ai segreti del mattino.

Il locale non aveva niente di speciale per chi passava distratto.

Per noi, invece, era un piccolo osservatorio sulla vita degli altri.

C’erano il signore che entrava alle sette e trenta e prendeva solo un espresso, ma controllava sempre se qualcuno lo salutava.

C’era la donna con il foulard blu che comprava due panini e diceva che erano per il pranzo, anche se poi si sedeva cinque minuti e mangiava da sola il primo vicino alla finestra.

C’erano gli operai, le maestre, le nonne con il carrello, i ragazzi che lasciavano le briciole dei cornetti sui tavolini e correvano fuori senza guardare l’orologio.

E poi c’era il signor Rinaldi.

Arrivava con Teresa.

Lui aveva ottantasei anni, ma non cercava mai di sembrare più giovane.

Portava la sua età con ordine, con quella dignità discreta di chi ha attraversato tante cose e non ha più bisogno di raccontarle per dimostrare di esserci stato.

Il cappotto grigio era consumato ai polsini, ma pulito.

Le scarpe erano vecchie, ma lucidate.

I capelli, pochi e bianchi, erano sempre pettinati con cura.

Teresa gli camminava accanto con passi piccoli.

Aveva i capelli bianchi corti, un golfino chiaro, una borsetta scura che non lasciava mai e quello sguardo sospeso delle persone che stanno guardando il mondo da una stanza piena di nebbia.

All’inizio non capii subito.

Pensai fosse stanca.

Pensai che magari non amasse uscire presto, o che il rumore della macchina del caffè la infastidisse.

Poi, con il passare dei giovedì, iniziai a notare le piccole cose.

Teresa guardava la porta come se non sapesse da dove fosse entrata.

Guardava il banco del pane come se qualcuno glielo avesse appena descritto per la prima volta.

Guardava me con cortesia, ma senza riconoscimento, anche dopo mesi in cui le avevo servito lo stesso dolce, allo stesso tavolino, alla stessa ora.

Il signor Rinaldi non spiegava mai troppo.

Non diceva mai davanti a lei frasi come non si ricorda o oggi è confusa.

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