Gli Tolsero La Cioccolata, Ma I Ragazzi Gli Restituirono La Vita-tantan - Chainityai

Gli Tolsero La Cioccolata, Ma I Ragazzi Gli Restituirono La Vita-tantan

La mattina in cui mi tolsero il cioccolato, capii che stavo perdendo anche l’ultima ragione per uscire.

Mi chiamo Ettore Valenti, ho sessantotto anni, e ogni mattina mi metto davanti alle strisce vicino alla scuola media del quartiere.

Pettorina gialla, paletta in mano, un cenno con la testa a chi passa di fretta.

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Per molti sono solo il vecchio che ferma le macchine.

Quello che fa attraversare i ragazzi quando il traffico del mattino sembra avere più fretta delle persone.

Per me, invece, quel pezzo di marciapiede era diventato una specie di ancora.

Non lo avevo capito subito.

L’ho capito solo quando hanno cercato di togliermi anche la cioccolata.

Da quando Lidia se n’era andata, la casa non era più una casa.

Aveva gli stessi mobili, gli stessi piatti, la stessa luce che entrava dalla finestra della cucina, ma ogni cosa sembrava parlare con una voce sbagliata.

La moka restava sul fornello come se aspettasse una mano che non sarebbe tornata.

La sua tazza era ancora sul ripiano basso, quello che lei preferiva perché diceva che alla nostra età non bisognava più arrampicarsi per niente.

Lo scialle stava dietro la sedia della cucina.

Non l’avevo spostato.

Le sue pantofole erano sotto il letto, dritte, con una precisione che mi faceva più male del disordine.

Ogni mattina le vedevo e per un istante il cuore faceva quello scherzo crudele.

Pensava che lei potesse ancora infilarle.

Poi ricordavo.

La memoria, a una certa età, non arriva piano.

A volte apre la porta senza bussare.

Io non volevo diventare uno di quei vecchi seduti davanti alla televisione tutto il giorno, con il volume troppo alto e il telefono che non squilla mai.

Non volevo che il mio mondo si riducesse al frigorifero, alla farmacia, al telecomando e al letto rifatto solo da una parte.

Così, quando mi proposero il servizio da nonno vigile, accettai.

Non perché mi sentissi utile in modo grande.

Accettai perché la mattina, almeno, qualcuno mi avrebbe visto.

Le prime settimane furono semplici.

Arrivavo presto, con la pettorina piegata bene sotto il braccio.

Mi fermavo un minuto al bar per un espresso corto, non tanto per il caffè quanto per sentire due voci intorno a me.

Poi andavo alle strisce.

I ragazzi arrivavano a gruppetti.

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