La Bambina Che Non Poteva Guardare La Luna In Sardegna-tantan - Chainityai

La Bambina Che Non Poteva Guardare La Luna In Sardegna-tantan

Luna aveva sette anni e viveva in una casa dove la sera non entrava mai davvero.

Non perché mancassero finestre.

Le finestre c’erano, alte, pulite, con tende pesanti che sua nonna stirava con una cura quasi religiosa, come se anche una piega sbagliata potesse dire ai vicini che dentro quella casa qualcosa non andava.

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Ogni tramonto cominciava allo stesso modo.

La luce calava sui muri, il profumo della cena restava sospeso in cucina, la moka del pomeriggio lasciava ancora un odore amaro nell’aria, e la nonna si alzava dalla sedia senza dire una parola.

Luna la guardava attraversare il salotto.

Prima la finestra vicino al mobile con le fotografie.

Poi quella della cucina.

Poi quella piccola del corridoio, da cui a volte si vedeva un pezzo di cielo così sottile che sembrava un segreto.

La nonna tirava ogni tenda con decisione.

Non con fretta.

Con rabbia controllata.

Come se là fuori ci fosse qualcuno che non doveva trovare la strada per entrare.

La bambina restava ferma con le mani sulle ginocchia.

Aveva imparato presto che in quella casa le domande non facevano aprire porte.

Le facevano chiudere.

Eppure quella sera, come tante altre sere, il suo sguardo cercò lo spazio rimasto tra la stoffa e il muro.

Bastava un filo di luce.

Bastava una macchia chiara.

Bastava sapere se il cielo esisteva anche per lei.

“Non guardare,” disse la nonna.

Non si era nemmeno voltata.

Luna abbassò gli occhi.

Sul tavolo c’era un cucchiaino pulito che rifletteva una forma pallida, tremante.

La bambina lo fissò, e per un secondo immaginò che fosse la luna venuta a cercarla in cucina, piccola abbastanza da non farsi scoprire.

La nonna lo prese e lo mise nel lavello.

“Ti ho visto.”

Luna deglutì.

“Non stavo facendo niente.”

“Appunto. Continua così.”

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