La Gavetta Da Un Euro Che Nascondeva Cinque Volti-tantan - Chainityai

La Gavetta Da Un Euro Che Nascondeva Cinque Volti-tantan

Voleva comprare la mia vecchia gavetta per farci una foto carina.

Poi ha visto i cinque volti dentro.

«Tutto quello che c’è sul tavolo a un euro, mamma. Così entro sera liberiamo il garage.»

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Mia figlia Elena lo disse senza cattiveria, e forse fu proprio questo a farmi più male.

Non c’era rabbia nella sua voce.

Non c’era disprezzo.

C’era fretta.

Quella fretta moderna, pulita, efficiente, con una mano sulle etichette adesive e l’altra sul telefono, come se la vita fosse una lista da spuntare prima che facesse buio.

Io ero seduta su una sedia pieghevole vicino al cancello verde della mia casa.

La casa era in una strada tranquilla fuori Modena, bassa, semplice, con i vasi di gerani lungo il muro e il pavimento un po’ storto davanti all’ingresso.

Al mattino avevo fatto il caffè nella moka più per abitudine che per desiderio.

Era rimasta lì, in cucina, fredda, mentre sconosciuti entravano nel cortile e prendevano in mano i pezzi della mia vita.

Ci avevo vissuto per trentotto anni.

Trentotto anni non sono solo tempo.

Sono il segno delle chiavi sul mobiletto all’ingresso, il rumore dei passi di tuo marito quando rientra, la tazzina scheggiata che continui a tenere perché sai in quale domenica si è scheggiata.

Sono finestre aperte d’estate, tovaglie stese, scarpe lucidate anche per una commissione breve, perché una donna della mia generazione usciva di casa cercando sempre di fare la sua figura.

Adesso Elena diceva che quella casa era troppo grande per me.

Troppi scalini.

Troppi angoli.

Troppa roba.

Forse aveva ragione.

A ottantadue anni, il corpo diventa sincero in modo crudele.

Le ginocchia non chiedono permesso.

Le mani tremano quando vogliono.

La schiena conta ogni gradino come se fosse un debito.

E una casa piena di ricordi, per chi quei ricordi non li ha vissuti, sembra solo una casa piena di cose.

Elena non voleva ferirmi.

Me lo ripetevo mentre la vedevo sistemare i piatti buoni sul tavolo, mettere un euro sui libri, un euro sulle cornici, un euro sulle tazzine che io usavo solo la domenica.

La sua era preoccupazione travestita da ordine.

La sua era paura travestita da praticità.

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