Dopo Il Coma, La Donna Che Veniva Ogni Notte Sparì Nel Nulla-tantan - Chainityai

Dopo Il Coma, La Donna Che Veniva Ogni Notte Sparì Nel Nulla-tantan

Dopo il coma non venne nessuno, ma ogni notte una sconosciuta si sedeva accanto al mio letto.

Mi chiamo Anna Bassi e ho quarantasei anni.

Quando riaprii gli occhi, la prima cosa che vidi fu un soffitto bianco, troppo vicino e troppo lontano allo stesso tempo.

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Non sapevo che giorno fosse.

Non sapevo da quanto tempo fossi lì.

Non sapevo nemmeno perché il mio corpo sembrasse appartenere a qualcun’altra, pesante, lento, pieno di fili e piccoli dolori.

Avevo una flebo al braccio, la gola secca, le labbra screpolate e una stanchezza che non era sonno.

Era come se qualcuno mi avesse svuotata e poi rimessa al mio posto senza spiegarmi nulla.

La stanza era pulita, anonima, con una luce pallida che entrava dalla finestra e cadeva sul pavimento liscio.

Sul comodino c’era una borsa di stoffa.

La riconobbi dopo qualche secondo.

Era mia.

Dentro trovai le pantofole, un caricabatterie, una maglia pulita e il libro che tenevo sempre sul tavolino di casa, accanto alla moka che la mattina lasciavo raffreddare mentre mi preparavo per andare al lavoro.

C’era anche un biglietto.

“Rimettiti presto.”

Lo aveva scritto la signora del piano di sotto.

Due parole gentili.

Due parole normali.

Eppure mi fecero male come se avessi letto una condanna.

Perché in quelle prime ore capii una cosa che forse sapevo già, ma che non avevo mai voluto guardare in faccia.

Nessuno era venuto davvero per me.

Nessun marito seduto sulla sedia con gli occhi rossi.

Nessun figlio che mi stringeva la mano.

Nessuna sorella che discuteva con i medici nel corridoio.

Io non avevo niente di tutto questo.

Avevo un piccolo appartamento ordinato, le chiavi sempre nel piattino vicino all’ingresso, due fotografie vecchie in una cornice di legno e un lavoro tranquillo che non mi chiedeva quasi mai più di quanto potessi dare.

Avevo vicini cortesi, saluti sulle scale, un “buongiorno” davanti alle cassette della posta e un “permesso” sussurrato quando qualcuno entrava nel portone mentre io uscivo.

Avevo cene mangiate da sola, davanti alla televisione, con il volume abbastanza alto da coprire il rumore delle posate.

Avevo imparato a sembrare dignitosa.

La Bella Figura, a volte, non è un vestito ben stirato.

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