Alle 2:07 Uno Sconosciuto Mi Scrisse “Papà”: Mio Figlio Era Morto-tantan - Chainityai

Alle 2:07 Uno Sconosciuto Mi Scrisse “Papà”: Mio Figlio Era Morto-tantan

Alle 2:07 un ragazzo sconosciuto mi scrisse “papà”.

Mio figlio, però, era morto da cinque anni.

Rimasi seduto sul bordo del letto con il telefono in mano, incapace perfino di respirare come una persona normale.

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La stanza era buia, ma lo schermo illuminava le mie dita, le lenzuola stropicciate e il bordo del comodino dove tenevo gli occhiali.

Dalla cucina arrivava ancora l’odore freddo della moka lavata male la sera prima, quel profumo amaro che in casa mia aveva sempre significato mattina, lavoro, abitudine, famiglia.

Quella notte, invece, sembrava solo il promemoria di una vita che si era svuotata senza fare rumore.

Il messaggio diceva:

“Papà, ho fatto un casino. Mi vieni a prendere? Ti prego.”

Lo lessi una volta.

Poi una seconda.

Poi una terza, come se cambiando ritmo potessi cambiare il significato.

Mi chiamo Gianni Moretti.

Ho sessant’anni e vivo da solo in un appartamento al secondo piano, in una città di provincia dell’Emilia.

Non serve immaginare chissà cosa.

Una cucina piccola, un divano vecchio, due sedie al tavolo, una luce sopra il lavello che sfarfalla quando fuori piove.

La terza sedia l’ho tolta anni fa.

All’inizio l’avevo spostata in camera, poi in cantina, poi non ricordo nemmeno più dove sia finita.

Forse l’ho regalata.

Forse l’ho buttata.

Forse ho solo voluto non vederla più.

Mio figlio Matteo è morto cinque anni fa.

Da allora ci sono parole che non entrano più in casa mia senza fare danni.

“Papà” è una di quelle.

Per gli altri è una parola normale, detta al telefono, gridata dalla cucina, scritta in fretta in un messaggio, usata anche con fastidio quando un figlio vuole soldi, un passaggio, una scusa.

Per me era diventata una parola chiusa in una stanza.

E alle 2:07 qualcuno aveva bussato.

Pensai subito che fosse un numero sbagliato.

Doveva esserlo.

Un ragazzo aveva digitato male, oppure aveva un vecchio contatto salvato, oppure il destino aveva quel senso dell’umorismo crudele che certe volte sembra quasi personale.

Potevo spegnere il telefono.

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