A Sessant’Anni Indossò Il Rosso E Scoprì Chi L’aveva Cancellata-tantan - Chainityai

A Sessant’Anni Indossò Il Rosso E Scoprì Chi L’aveva Cancellata-tantan

Il giorno dei miei sessant’anni ho indossato un vestito rosso e ho capito quanto tempo avevo passato a sparire.

Mi chiamo Elide Ferri.

Lo dico adesso con una calma che mi è costata anni, perché per quasi tutta la vita il mio nome è arrivato dopo tutto il resto.

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Prima c’erano “mamma”, “nonna”, “moglie di Renato”.

Prima c’erano le medicine da ricordare, le camicie da stirare, le lenzuola da cambiare, la lista della spesa da rifare perché qualcuno l’aveva lasciata sul tavolo.

Prima c’era la moka da preparare al mattino e la cucina da sistemare la sera, anche quando le mani mi facevano male e tutti davano per scontato che i piatti puliti tornassero da soli al loro posto.

Elide veniva dopo.

A volte non veniva affatto.

Vivevo in un appartamento semplice a Parma, in una palazzina tranquilla dove il corridoio scricchiolava sempre nello stesso punto e i mobili sembravano avere più memoria delle persone.

Erano mobili scelti per durare, non per fare scena.

Un tavolo di legno con qualche graffio, una credenza piena di bicchieri buoni usati solo nelle occasioni, fotografie di famiglia incorniciate e leggermente storte sul mobile del soggiorno.

Niente di elegante, niente di povero.

Solo una casa come tante, dove la vita si accumula negli angoli prima ancora che tu te ne accorga.

Per anni ho pensato che l’amore fosse questo.

Preparare il ragù la domenica.

Sapere quale camicia Renato preferisse quando doveva uscire.

Ricordare il compleanno di tutti e fingere di dimenticare il proprio bisogno di essere ricordata.

Non mi sono mai sentita una martire.

Anzi, quella parola mi dava fastidio.

Io non volevo applausi, non volevo essere compatita, non volevo sentirmi dire che ero brava.

Pensavo semplicemente che una famiglia si tenesse in piedi così, con qualcuno che reggeva le cose mentre gli altri vivevano.

Il problema è che, a forza di reggere, avevo smesso di chiedermi chi stesse reggendo me.

Il vestito rosso l’avevo comprato due settimane prima del mio compleanno.

Ero entrata in un negozietto del centro senza nessuna intenzione seria.

Avevo detto a me stessa che stavo solo guardando, come facevo spesso quando passavo davanti alle vetrine e mi concedevo quei cinque minuti di desiderio educato.

Guardavo una giacca bella, una gonna con una linea pulita, una sciarpa morbida, e poi mi dicevo: “Lascia stare, non serve.”

A una certa età, impari a correggerti prima ancora che qualcuno ti corregga.

Impari a pensare che certi colori sono per le altre.

Certi tagli sono per le giovani.

Certi gesti sono per chi ha ancora il diritto di farsi notare.

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