Il Custode Troppo Lento Che Salvò Livia Nel Buio Di Febbraio-tantan - Chainityai

Il Custode Troppo Lento Che Salvò Livia Nel Buio Di Febbraio-tantan

Mi dissero che ero troppo lento per la scuola.

Tre sere dopo, quelle stesse mani salvarono Livia.

Mi chiamo Osvaldo Roversi, ho sessantacinque anni e per quarant’anni sono stato il custode di una scuola media vicino a Modena.

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Non ero il tipo d’uomo che entra in una stanza e la riempie con la voce.

Io riempivo i silenzi con le cose aggiustate.

Una porta che non strisciava più sul pavimento.

Un banco rimesso dritto prima che un ragazzo ci si facesse male.

Una finestra chiusa bene prima che l’aria fredda entrasse in classe.

Un termosifone convinto a ripartire in una mattina in cui tutti si lamentavano del gelo.

Conoscevo la scuola come si conosce una casa abitata per una vita.

Sapevo quale corridoio tratteneva l’odore di detersivo più a lungo, quale rubinetto cominciava a perdere sempre dopo le vacanze, quale serratura andava accompagnata con un colpetto laterale e non con la forza.

Sapevo anche dove si nascondevano i ragazzi quando piangevano.

Dietro la palestra.

Accanto all’infermeria.

Nel bagno vicino alle scale, quello con la finestra alta.

Non facevo domande inutili.

Bussavo piano, aspettavo, e dicevo solo: «Dai, vieni. Ti accompagno.»

Per quarant’anni mi era bastato questo.

Poi, un lunedì mattina, mi chiamarono in segreteria.

La dirigente mi fece sedere davanti alla scrivania.

Sul tavolo c’erano fascicoli ordinati, una penna lucida, una cartellina chiusa con dentro il mio nome scritto in stampatello.

Lei parlò con una gentilezza precisa, pulita, quasi amministrativa.

Mi disse che la scuola stava cambiando.

Più moderna.

Più rapida.

Più organizzata.

Disse che c’erano nuove ditte per la manutenzione, nuovi sistemi di controllo, nuove procedure da seguire.

Disse che oggi serviva personale formato per macchinari, registri digitali, interventi certificati, piattaforme, chiamate automatiche.

Io annuivo.

Guardavo le mie mani.

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