La Vedova Col Bastone Che Zittì L’Uomo Elegante Nel Bar Di Bologna-tantan - Chainityai

La Vedova Col Bastone Che Zittì L’Uomo Elegante Nel Bar Di Bologna-tantan

Quando quell’uomo chiamò quella ragazza “inutile”, io non pensai al dolore.

Non pensai alle ginocchia, né al bastone, né al fatto che in un bar pieno di gente una donna di sessantotto anni dovrebbe forse restare composta, bere il suo tè e non disturbare nessuno.

Pensai solo a Sveva.

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Pensai alla sua faccia abbassata, alla lacrima cancellata in fretta col polso, al modo in cui le sue mani tremavano mentre provava a rifare un cappuccino a un uomo che non voleva davvero un cappuccino.

Voleva schiacciare qualcuno.

Mi chiamo Nerina.

Sono vedova e per quasi quarant’anni ho lavorato nella biblioteca comunale.

La mia vita è sempre stata fatta di voci basse, libri rimessi al loro posto, cartellini ordinati, silenzi rispettati.

Non sono mai stata una donna coraggiosa.

Ero quella che chiedeva scusa anche quando non aveva colpa.

Quella che abbassava gli occhi per non peggiorare una discussione.

Quella che pensava che la pace valesse più dell’orgoglio.

Mio marito mi conosceva meglio di tutti.

Lui non era un uomo rumoroso, ma quando vedeva una persona trattata male, non girava la faccia.

Diceva sempre: “Nerina, la gentilezza non vuol dire stare zitti davanti alla cattiveria.”

Io sorridevo e lasciavo che quella frase restasse sua.

Poi lui se ne andò.

Tre anni fa.

All’inizio la casa era piena di cose da sistemare.

Documenti.

Telefonate.

Vestiti.

Condoglianze.

Persone che entravano dicendo che non sarei rimasta sola.

Poi, piano piano, ognuno tornò alla propria vita.

Io rimasi nella nostra.

La sua poltrona era ancora vicino alla finestra.

La sua tazza nello scolapiatti.

Il suo bastone dietro la porta.

Le chiavi nel piattino di legno, accanto a una vecchia foto dove lui rideva e io fingevo di non voler essere fotografata.

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