La Frase Di Ester Davanti Al Bagno Che Fece Tacere La Casa-tantan - Chainityai

La Frase Di Ester Davanti Al Bagno Che Fece Tacere La Casa-tantan

Era ferma davanti alla porta del mio bagno, pallida come un lenzuolo, e sussurrò una frase che nessuna ragazzina dovrebbe dire da sola.

«Livia… posso parlarti un attimo? Ma solo a te?»

Avevo un piatto in mano e le dita ancora bagnate.

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In cucina c’erano le briciole della merenda, due tovaglioli spiegazzati e la moka già lavata, appoggiata accanto ai fornelli.

Era un pomeriggio qualsiasi, uno di quelli che in una casa piccola sembrano tutti uguali finché qualcosa non si rompe in silenzio.

Dal salotto arrivava la voce della televisione.

Mio figlio Tobia era sdraiato sul tappeto, con il telecomando in mano e quella lentezza ostinata dei ragazzi quando devono scegliere un film, una serie, una cosa qualunque che li distragga dal resto.

Ester era venuta da noi dopo scuola.

Succedeva spesso il venerdì.

Entrava con il suo zaino sulle spalle, salutava piano, si toglieva le scarpe vicino all’ingresso e le sistemava parallele, quasi avesse paura che anche le scarpe potessero dare fastidio.

Aveva dodici anni, quasi tredici.

Era la migliore amica di Tobia dalla prima media.

In casa mia c’erano passati tanti compagni di classe, bambini rumorosi, ragazzini che aprivano il frigo senza chiedere, amici che lasciavano giacche sulle sedie e risate nel corridoio.

Ester no.

Ester chiedeva permesso per tutto.

Permesso per un bicchiere d’acqua.

Permesso per usare il bagno.

Permesso persino per spostare una sedia.

Mi faceva tenerezza e, allo stesso tempo, mi stringeva il cuore.

Certe educazioni non nascono sempre dalla buona maniera.

A volte nascono dalla paura di pesare sugli altri.

Io non glielo dicevo, ma mi era entrata nel cuore.

Forse perché era gentile.

Forse perché guardava Tobia con la fiducia semplice di chi ha trovato un posto dove non deve difendersi.

Forse anche perché sapevo che sua madre non c’era più.

Non ne parlavamo mai.

Non era un argomento da infilare tra una merenda e un compito di matematica.

Ci sono dolori che gli adulti rovinano quando li interrogano troppo.

Li toccano con dita goffe, chiedono dettagli, cercano frasi giuste e finiscono per fare rumore dove servirebbe silenzio.

Io avevo scelto di rispettare il suo silenzio.

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