A Roma Un Bambino Fu Costretto A Negare Il Proprio Cognome-tantan - Chainityai

A Roma Un Bambino Fu Costretto A Negare Il Proprio Cognome-tantan

A Roma, Luca aveva otto anni e una paura che non sapeva ancora chiamare con il suo vero nome.

La paura non arrivava quando faceva un brutto sogno, né quando rompeva un bicchiere in cucina.

Arrivava quando la sua matrigna gli sorrideva davanti agli altri e poi, appena restavano soli, abbassava la voce.

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“Ricordati cosa sei,” gli diceva.

Luca non capiva perché quella frase gli facesse più male di uno schiaffo.

Lui sapeva di essere il figlio di suo padre.

Lo sapeva perché suo padre lo accompagnava a scuola quando poteva.

Lo sapeva perché teneva ancora in un cassetto i suoi disegni dell’asilo.

Lo sapeva perché, quando la moka borbottava al mattino, suo padre gli passava una mano sui capelli e gli diceva di non avere fretta, che i bambini devono crescere piano.

Ma da qualche mese, in quella casa, le cose erano cambiate.

La matrigna aveva iniziato a parlare di documenti.

Di carte.

Di firme.

Di stanze che dovevano essere sistemate.

Di vecchie foto da togliere perché “facevano solo polvere”.

E soprattutto parlava di Luca come se fosse una presenza tollerata, non un bambino amato.

“Non ti allargare,” gli diceva quando lui correva verso il padre.

“Non fare scenate,” aggiungeva quando lui piangeva.

“Un figlio vero non mette suo padre in difficoltà.”

La prima volta che Luca sentì quella frase, rimase in piedi davanti al lavandino con il bicchiere in mano.

Il latte gli tremava dentro come se fosse lui a tremare.

“Ma io sono suo figlio,” sussurrò.

La matrigna non urlò.

Questo era il peggio.

Non urlava quasi mai.

Si limitava a sistemarsi la sciarpa, a controllare che le scarpe fossero pulite, a parlare con quella calma che faceva sembrare cattivo chiunque provasse a difendersi.

“Se fossi davvero suo figlio, non gli daresti tutti questi pensieri.”

Da quel giorno, Luca iniziò a misurare ogni gesto.

Non chiedeva più il bis a tavola.

Non lasciava più i giocattoli sul divano.

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