A Torino Sentì La Sua Voce In Uno Spot AI E Scoprì La Figlia-tantan - Chainityai

A Torino Sentì La Sua Voce In Uno Spot AI E Scoprì La Figlia-tantan

A Torino, il signor Federico, 82 anni, accese la TV e sentì la propria voce vendere un integratore.

La mattina era cominciata come tante altre, con la moka sul fornello, la finestra socchiusa e il rumore discreto della strada che saliva fino al soggiorno.

Federico aveva preparato il caffè con lentezza, senza fretta, perché a 82 anni certe cose non si fanno più per abitudine soltanto, ma per rispetto verso se stessi.

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Aveva lucidato le scarpe la sera prima, come faceva sempre, anche se ormai usciva poco.

Diceva che un uomo non deve smettere di presentarsi bene solo perché il mondo ha smesso di guardarlo con attenzione.

Sul tavolo c’erano una tazzina bianca, il telecomando, una piccola pila di documenti ordinati e una vecchia fotografia in cornice.

Nella fotografia, Federico era più giovane.

Portava una giacca scura, una cravatta sobria e quell’espressione concentrata di chi sta per parlare sapendo che centinaia, forse migliaia di persone, ascolteranno.

Sua figlia gli aveva detto più volte di togliere quella foto dal mobile.

“Papà, sembra un altarino al passato,” gli aveva detto, con un mezzo sorriso che voleva sembrare affettuoso.

Lui non aveva risposto.

Non era un altarino.

Era memoria.

E certe memorie, in una casa, sono come le chiavi: non si buttano solo perché aprono porte che nessuno usa più.

Quel mattino Federico si sedette davanti alla televisione mentre il caffè si raffreddava appena.

Aveva l’abitudine di tenerla accesa a volume basso, più per compagnia che per vero interesse.

Le notizie scorrevano, poi arrivò una pubblicità.

All’inizio non ci fece caso.

Un flacone colorato, una musica allegra, immagini di persone mature che camminavano sorridendo.

Poi la voce parlò.

“Ritrova energia, memoria e vitalità ogni giorno…”

Federico alzò la testa.

La tazzina rimase sospesa a metà tra il tavolo e le labbra.

Quella voce era la sua.

Non una voce simile.

Non una voce imitata.

La sua.

C’era la stessa pausa prima della parola importante.

C’era la stessa rotondità nelle vocali.

C’era quella calma costruita in anni di lavoro, quell’eleganza che non serviva a sedurre ma a farsi credere.

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