Il Cavallo Di Un Bambino Morto Fece Tacere Un Paese Intero-tantan - Chainityai

Il Cavallo Di Un Bambino Morto Fece Tacere Un Paese Intero-tantan

Il giorno in cui dovevano seppellire Nereo, il suo vecchio cavallo restò davanti al cappottino blu e smise di mangiare.

Lo trovai nel box in fondo alla stalla, con il muso appoggiato alla manica come se quella stoffa potesse ancora restituirgli il respiro del bambino.

Fuori, l’aria dell’Appennino emiliano era ferma, tagliata dall’odore del fieno umido e da quel silenzio pesante che arriva nelle case quando tutti sanno una cosa e nessuno trova il coraggio di dirla bene.

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Il cappottino blu era piccolo, consumato sui gomiti, con la cerniera che non chiudeva più come prima.

L’avevo visto su Nereo tante volte, dopo la scuola, quando arrivava alla stalla con il passo lento e quel sorriso timido da bambino abituato a chiedere permesso anche quando non stava disturbando nessuno.

Entrava piano, mi salutava piano, si avvicinava a Bricco piano.

Era come se avesse paura di occupare troppo spazio nel mondo.

Quel giorno il fieno era ancora nella mangiatoia.

Il secchio dell’acqua era pieno.

Bricco non aveva toccato niente.

Era un vecchio Bardigiano, paziente e testardo, uno di quei cavalli che sembrano fatti della stessa pietra delle montagne.

Aveva sempre mangiato, anche quando i trattori passavano dietro al cortile e facevano tremare le assi, anche quando i cani abbaiavano senza motivo, anche quando i bambini si avvicinavano al recinto con troppa voce e poca delicatezza.

Quel giorno no.

Quel giorno teneva il muso sulla manica del cappottino di Nereo e respirava piano.

Sembrava sapere.

Nereo non sarebbe tornato.

Aveva dieci anni.

Le braccia sottili, le guance pallide, gli occhi grandi.

Troppo grandi per un viso così piccolo.

Per quasi tre anni aveva lottato contro una malattia che gli portava via la forza a pezzi, senza fare rumore, come fanno certe cose ingiuste quando entrano in una famiglia e non chiedono il permesso.

Nel nostro paese lo sapevano tutti.

Lo sapeva il barista che serviva l’espresso al mattino senza più fare domande.

Lo sapevano le donne che si fermavano dal fruttivendolo e poi abbassavano la voce appena passava qualcuno della sua famiglia.

Lo sapevano gli uomini con le mani rovinate dal lavoro, quelli che parlavano del tempo, del fieno, degli animali, e cambiavano discorso quando il dolore diventava troppo vicino.

Ma sapere non vuol dire esserci.

Questo l’ho capito tardi.

La famiglia di Nereo si portava addosso una brutta fama.

Cose vecchie.

Discussioni.

Porte chiuse.

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