Accusò La Madre Di Aver Appiccato Il Fuoco, Ma La Tenda Parlava-tantan - Chainityai

Accusò La Madre Di Aver Appiccato Il Fuoco, Ma La Tenda Parlava-tantan

La figlia accusò la madre anziana di aver dato fuoco alla sua camera a Venezia.

Nonna Giada aveva settantanove anni e una casa piena di oggetti che non sembravano preziosi a chi guardava in fretta, ma che per lei tenevano insieme tutta una vita.

Le chiavi con il portachiavi consumato.

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Le foto in bianco e nero dentro cornici leggermente storte.

Il mobile di legno lucidato ogni domenica.

La moka sulla cucina, ancora tiepida al mattino, come se finché il caffè saliva nessuno potesse dire che quella casa non apparteneva più alla sua voce.

Quella mattina, però, il caffè rimase quasi intatto.

La tazzina era sul comodino, con un bordo scuro sul fondo e un cucchiaino appoggiato di traverso.

In camera da letto, la tenda chiara vicino alla finestra aveva un segno nero, stretto, netto.

Non era un incendio grande.

Non c’erano fiamme sulle pareti, né mobili bruciati, né fumo abbastanza spesso da far correre tutti in strada.

Era una bruciatura piccola.

Proprio per questo faceva paura.

Sembrava fatta per essere vista.

Sembrava fatta per raccontare una storia prima ancora che Giada potesse aprire bocca.

Sua figlia arrivò quasi subito, troppo subito per chi non era stata avvisata da nessuno.

Entrò con il telefono stretto in mano, la giacca ancora addosso, il viso teso ma non sorpreso.

Guardò la tenda per meno di un secondo.

Poi guardò la porta aperta.

Sul pianerottolo, due vicini erano usciti a metà, uno con le ciabatte, una donna con le mani ancora umide, forse interrotta mentre lavava una tazzina.

La figlia alzò la voce.

«Mamma è pericolosa ormai, va portata in ospedale subito!»

Non disse prima: ti sei fatta male.

Non disse: cos’è successo.

Non disse nemmeno: hai visto chi è entrato.

Disse che sua madre era pericolosa.

E lo disse davanti a tutti.

Giada sentì il calore salire sul viso, più bruciante della tenda.

Non era una donna abituata a fare scenate.

A Venezia aveva sempre vissuto con il passo misurato di chi sa che i muri ascoltano e le scale ripetono.

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