Il Ladro Di Fiori Al Cimitero E Il Segreto Che Spezzò Due Padri-paupau - Chainityai

Il Ladro Di Fiori Al Cimitero E Il Segreto Che Spezzò Due Padri-paupau

Per diciannove domeniche, Carl pensò che il ladro fosse soltanto crudele.

Ogni volta arrivava dopo l’alba, quando il cimitero era ancora freddo e l’aria sapeva di terra umida, cera consumata e fiori freschi.

Le famiglie lasciavano mazzi costosi sulle tombe nuove, a volte con un biglietto piegato sotto il nastro, a volte con una fotografia plastificata infilata tra i gambi.

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Poi, prima che la mattina finisse, i fiori più belli sparivano.

All’inizio Carl provò a darsi spiegazioni semplici.

Un ragazzo senza cervello.

Qualcuno che rivendeva i mazzi.

Un parente arrabbiato.

Ma la telecamera vicino al cancello in ferro, quella che il direttore del cimitero aveva fatto installare dopo alcuni piccoli furti, mostrò sempre la stessa sagoma.

Un uomo gigantesco.

Un motociclista con un vecchio gilet di pelle, spalle enormi, passo pesante e mani rovinate.

Non prendeva tutto.

Sceglieva con attenzione.

Saltava i vasi secchi, i fiori di plastica, i mazzi economici già piegati dal vento.

Andava verso le sepolture recenti, dove il dolore era ancora acceso, e portava via i fiori più freschi, quelli comprati da chi aveva scelto l’omaggio come si sceglie un’ultima carezza.

Carl lavorava in quel cimitero da più di vent’anni.

Aveva imparato a riconoscere il dolore dalle posture.

C’erano vedove che arrivavano con la schiena dritta e le scarpe lucidate, come se La Bella Figura potesse impedire al cuore di rompersi in pubblico.

C’erano figli adulti che si fermavano al cancello con un espresso ancora caldo nello stomaco e il telefono in mano, incapaci di chiamare la persona che non avrebbe più risposto.

C’erano anziani che entravano piano, col cappello stretto tra le dita, e parlavano alle lapidi con la naturalezza di chi non ha mai smesso di sentirsi in compagnia.

Per questo Carl odiava quel furto più di qualunque altra cosa.

Non era soltanto rubare dei fiori.

Era rubare l’ultimo gesto di una famiglia.

La diciannovesima domenica, decise di aspettarlo.

Arrivò prima del sole, con la giacca abbottonata, la pala in mano e la radio di servizio infilata nella tasca.

Aveva lasciato la moka sul fornello senza finirla, tanto era teso.

Stette nascosto dietro una grande quercia, vicino al sentiero di terra che portava dalla zona nuova del cimitero al vecchio settore dimenticato.

Aveva già visto il motociclista entrare dal cancello.

L’uomo non guardava mai a destra o a sinistra.

Camminava con il capo basso, come chi conosce il percorso a memoria e allo stesso tempo vorrebbe sparire prima di arrivare.

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