La Bambina Che Raccoglieva Lacrime Per Far Tornare Sua Madre-tantan - Chainityai

La Bambina Che Raccoglieva Lacrime Per Far Tornare Sua Madre-tantan

Dalia aveva sei anni e possedeva un barattolo che nessuna bambina avrebbe dovuto avere.

Era piccolo, di vetro spesso, con il coperchio un po’ storto e l’odore dolce di una marmellata finita da tempo.

Lo teneva nello zainetto, avvolto in un fazzoletto bianco, come se fosse una cosa preziosa.

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Per lei lo era davvero.

Ogni volta che piangeva, Dalia correva a prenderlo.

Non chiamava nessuno.

Non chiedeva un abbraccio.

Non si strofinava gli occhi con il dorso della mano come facevano gli altri bambini.

Si sedeva in un angolo della cucina, inclinava il viso e cercava di raccogliere le lacrime prima che cadessero sul vestito.

Sua nonna le aveva detto che doveva farlo.

“Quando sarà pieno,” le ripeteva, “tua madre capirà quanto ti dispiace. Forse allora tornerà ad amarti.”

Dalia non sapeva se le lacrime potessero viaggiare.

Non sapeva se una madre potesse sentirle da lontano.

Ma sapeva che quella frase era l’unico ponte rimasto tra lei e la donna di cui ricordava il profumo, le mani calde, una voce bassa che una volta le cantava vicino all’orecchio.

Così obbediva.

Nella casa della nonna tutto sembrava sempre pulito, ordinato, controllato.

La moka veniva lavata e rimessa al suo posto.

Le scarpe stavano allineate vicino alla porta.

Le tovaglie erano piegate con una precisione che faceva quasi paura.

Sulle pareti c’erano vecchie fotografie di famiglia, ma quella di sua madre spariva e riappariva a seconda dell’umore della nonna.

A volte Dalia la trovava girata a faccia in giù dentro un cassetto.

A volte non la trovava affatto.

Quando chiedeva dove fosse la mamma, la nonna si irrigidiva.

Non urlava subito.

Prima sistemava qualcosa.

Un cucchiaino.

Un piatto.

Il foulard sul collo.

Poi abbassava gli occhi sulla bambina e diceva piano: “Tua madre se n’è andata perché tu eri troppo difficile.”

La prima volta, Dalia non capì.

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