Il Vecchio Di Torino Che Lasciò La Casa Al Lattaio-tantan - Chainityai

Il Vecchio Di Torino Che Lasciò La Casa Al Lattaio-tantan

A Torino, il signor Piero, 91 anni, ogni mattina aveva solo il lattaio a chiedergli se fosse ancora vivo.

La frase sembrava crudele solo a chi non conosceva quella casa.

Perché in quell’appartamento silenzioso, dietro un portone pesante e una fila di cassette postali ammaccate dal tempo, il suono del campanello non era un fastidio.

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Era un segnale.

Era il mattino che entrava.

Era la prova che qualcuno, là fuori, ricordava ancora il suo nome.

Piero si svegliava presto, anche quando non aveva più nessun motivo per farlo.

La vecchia abitudine era più forte della stanchezza, più forte dei dolori alle ginocchia, più forte di quelle notti lunghe in cui il soffitto sembrava abbassarsi piano sopra di lui.

Alle sette guardava l’orologio.

Alle sette e dieci ascoltava il rumore della strada.

Alle sette e venti accendeva la moka, anche se spesso si dimenticava di bere il caffè.

Alle sette e mezza si avvicinava alla porta, come se non volesse far aspettare nessuno.

Non aspettava i figli.

Quello aveva smesso di farlo da tempo.

Aspettava il lattaio.

L’uomo arrivava con il passo rapido di chi ha tante consegne e poco tempo, ma davanti alla porta di Piero rallentava sempre.

Posava la bottiglia con cura.

Poi bussava.

“Signor Piero?”

Non gridava.

Non faceva il padrone.

Aspettava.

Quando l’anziano apriva, il lattaio guardava prima il suo viso e poi la casa dietro di lui.

Non per giudicare.

Per capire.

C’erano mattine in cui Piero aveva la vestaglia allacciata storta e una macchia di caffè sul polsino.

C’erano mattine in cui il tavolo era ordinato, con una tazzina, un cucchiaino e il sacchetto del pane ancora chiuso.

C’erano mattine in cui la posta restava sul pavimento dell’ingresso e il lattaio capiva che l’uomo non si era chinato a raccoglierla.

“Allora, tutto bene stamattina?” chiedeva.

Piero rispondeva quasi sempre con un sorriso piccolo.

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