A Lucca, Il Segreto Nell’Orologio Che Puniva Un Bambino Di 7 Anni-tantan - Chainityai

A Lucca, Il Segreto Nell’Orologio Che Puniva Un Bambino Di 7 Anni-tantan

A Lucca, Matteo imparò a leggere l’ora prima ancora di leggere bene le parole.

Non perché qualcuno glielo avesse insegnato con pazienza.

Lo imparò perché ogni errore aveva un suono.

Image

Un bicchiere rotto valeva dodici rintocchi.

Una risposta detta troppo piano valeva dodici rintocchi.

Una domanda sulla madre poteva valerne dodici, poi altri dodici, perché per suo padre il silenzio era una forma di educazione e la paura una forma di ordine.

Matteo aveva 7 anni e una faccia seria che non apparteneva a nessun bambino.

Quando camminava per casa teneva le spalle strette, come se anche l’aria potesse rimproverarlo.

La casa era vecchia, piena di legno, ottone e fotografie incorniciate, una di quelle case dove ogni oggetto sembrava essere rimasto al suo posto per non disturbare la memoria di nessuno.

Nel corridoio c’era un piattino con le chiavi.

In cucina c’era una moka che al mattino borbottava piano, poi restava sul fornello anche dopo che il caffè si era raffreddato.

Vicino alla porta c’era una sciarpa piegata con cura, perché suo padre diceva che uscire spettinati, con le scarpe sporche o il colletto storto, era una vergogna che la gente notava.

Matteo aveva capito presto che in quella casa la cosa più importante non era essere felici.

Era sembrare a posto.

Il salotto, invece, apparteneva all’orologio.

L’orologio a pendolo stava contro la parete più lunga, alto, scuro, con il vetro opaco e un quadrante che sembrava guardare tutti dall’alto.

Il pendolo oscillava dentro la cassa di legno come un respiro freddo.

Tic.

Tac.

Tic.

Tac.

Di giorno era solo un mobile antico.

Di sera diventava una sentenza.

Il padre di Matteo non lo trascinava mai.

Non gli stringeva il braccio.

Non aveva bisogno di farlo.

Gli bastava fermarsi sulla soglia della cucina, guardarlo senza muovere il viso e dire: “Davanti all’orologio.”

Allora Matteo lasciava quello che stava facendo e andava in salotto.

Il padre gli sistemava il colletto, controllava che le scarpe fossero dritte, poi indicava il punto esatto del pavimento.

Sempre lo stesso.

Read More

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *