La Bambina Che Contava Le Pecore Per Guadagnarsi La Cena-tantan - Chainityai

La Bambina Che Contava Le Pecore Per Guadagnarsi La Cena-tantan

La sera, in Sardegna, arrivava piano sui campi, come se anche la luce avesse paura di entrare in quella casa.

Nora aveva 7 anni e conosceva il tramonto meglio di qualunque bambina avrebbe dovuto.

Sapeva quando il vento cambiava direzione.

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Sapeva quando le pecore smettevano di cercare erba e cominciavano a stringersi vicino al recinto.

Sapeva quando dalla cucina sarebbe uscito l’odore del pane scaldato, e quando quell’odore non sarebbe stato per lei.

Ogni sera, prima di poter mangiare, Nora doveva contare il gregge.

Non era un gioco.

Non era una piccola responsabilità da bambina cresciuta in campagna.

Era una prova.

Sua nonna lo chiamava dovere.

Nora lo sentiva come una porta chiusa davanti allo stomaco vuoto.

La donna stava sulla soglia dell’inherited home, con le scarpe nere pulite e il viso composto, sempre attenta a sembrare ordinata anche quando non c’era nessuno a guardarla.

Sul tavolo, dietro di lei, c’era spesso una moka lasciata a raffreddare, una tazza piccola, un piatto già pronto per una persona adulta.

Per Nora, invece, niente era pronto finché il numero non tornava.

“Conta bene,” diceva la nonna.

La bambina annuiva.

Poi usciva verso il recinto, con le mani fredde e il grembiule troppo grande.

Le pecore si muovevano tutte insieme, un’onda bianca e grigia che confondeva gli occhi.

Nora provava a separarle nella mente.

Quella con la macchia scura vicino all’orecchio.

Quella più lenta.

Quella con il muso appuntito.

Quella che stava sempre vicino al cancello.

A 7 anni, avrebbe dovuto contare stelle prima di dormire, non animali per meritare un piatto.

Ma nella casa della nonna, le parole erano più dure del pane vecchio.

“Trentuno… trentadue… trentatré…”

Se Nora sbagliava, o se la nonna diceva che aveva sbagliato, la cena spariva.

Non veniva buttata.

Non veniva nominata.

Semplicemente, il suo posto restava vuoto.

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