A Siena, La Bambina Che Taceva Per Ridare La Voce Alla Madre-tantan - Chainityai

A Siena, La Bambina Che Taceva Per Ridare La Voce Alla Madre-tantan

A Siena, Teresa aveva sette anni e quasi nessuno ricordava più il suono della sua voce.

Non perché fosse nata silenziosa.

Non perché fosse timida come certe bambine che si nascondono dietro la gonna di una madre o dietro lo zaino più grande di loro.

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Prima, Teresa parlava.

Parlava al mattino, quando la moka cominciava a borbottare in cucina e lei chiedeva se il latte fosse già caldo.

Parlava davanti alla finestra, inventando storie su chi passava sotto casa.

Parlava con la madre mentre apparecchiavano, mettendo le posate sempre un po’ storte, e rideva quando la madre le diceva che anche un tavolo semplice meritava rispetto.

Poi, a un certo punto, la voce di Teresa si era chiusa.

Non si era spenta all’improvviso davanti a tutti.

Si era ritirata piano, giorno dopo giorno, come una mano che lascia la presa.

All’inizio il padre disse che era stanchezza.

Poi disse che era dolore.

Poi disse che era colpa della mancanza della madre.

A chi domandava dove fosse sua moglie, rispondeva sempre con la stessa frase, pronunciata con quella calma che sembrava studiata davanti allo specchio.

“Si sta curando. Non può parlare.”

Nessuno sapeva bene cosa significasse.

Nessuno osava insistere troppo.

Lui era sempre composto.

Usciva con il cappotto chiuso, le scarpe pulite, la sciarpa messa bene, e portava Teresa a scuola tenendola per mano senza stringerla davvero.

Sulla porta salutava le maestre con educazione.

Chiedeva se la bambina avesse mangiato.

Chiedeva se avesse fatto i compiti.

Chiedeva se avesse creato problemi.

Mai se avesse sorriso.

Mai se avesse detto una parola.

Teresa comunicava con foglietti.

All’inizio erano risposte piccole.

“Sì.”

“No.”

“Ho capito.”

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