A Napoli, La Figlia Costrinse La Madre Malata A Lasciare L’Impronta-tantan - Chainityai

A Napoli, La Figlia Costrinse La Madre Malata A Lasciare L’Impronta-tantan

A Napoli, Nonna Assunta aveva 86 anni e la febbre così alta che anche il lenzuolo sembrava pesare troppo sul suo corpo.

La stanza odorava di disinfettante, acqua tiepida e stoffa pulita.

Sul comodino c’erano un bicchiere, un termometro, un foulard piegato con cura e una vecchia fotografia di famiglia.

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Nella foto Assunta sorrideva più giovane, seduta a un tavolo lungo, con la mano appoggiata vicino a un mazzo di chiavi.

Quelle chiavi, per anni, avevano significato casa.

Non soltanto una porta.

Non soltanto muri.

Casa voleva dire memoria, sacrificio, mattine cominciate con la moka, panni stesi, pranzi lunghi, silenzi perdonati e litigi rimessi a posto con un piatto caldo.

Quella notte, però, tutto quel passato sembrava raccolto in un oggetto molto più piccolo.

Un dito.

Un’impronta.

Una riga vuota sopra un foglio.

Assunta non dormiva davvero quando la porta si aprì.

Aveva gli occhi socchiusi, il respiro corto, la fronte bagnata.

Sentì prima i passi.

Tacchi misurati, controllati, come se chi entrava non volesse sembrare in colpa nemmeno davanti a se stessa.

Poi sentì il fruscio di una borsa appoggiata sulla sedia.

Infine, la voce di sua figlia.

“Stai tranquilla, mamma.”

Non era una frase dolce.

Era una frase già decisa.

Assunta provò a voltarsi.

Il collo le faceva male.

Le palpebre bruciavano.

La figlia era accanto al letto con il cappotto ancora addosso, i capelli in ordine e il volto composto in quel modo che in famiglia tutti conoscevano.

Quando voleva qualcosa, non alzava mai la voce all’inizio.

Prima diventava gentile.

Poi diventava fredda.

Poi faceva sentire l’altro come un ostacolo.

“Che ore sono?” mormorò Assunta.

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