A Bologna, Lo Scherzo Al Nonno Rivelò Una Busta Rubata-tantan - Chainityai

A Bologna, Lo Scherzo Al Nonno Rivelò Una Busta Rubata-tantan

Signor Luigi compiva novant’anni, e per tutto il pomeriggio aveva fatto una sola richiesta: niente confusione.

Non voleva una festa grande, non voleva discorsi, non voleva foto obbligate in cui tutti gli dicevano di sorridere più forte.

Gli bastava sedersi al tavolo, vedere i suoi davanti a sé e spegnere le candeline senza sentirsi un peso.

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La tavola era stata preparata con quella cura che in una famiglia può sembrare piccola, ma pesa molto.

Piatti ordinati, bicchieri allineati, tovaglia pulita, una torta al centro e qualche busta appoggiata vicino alla credenza.

Sul fornello c’era ancora la moka, ormai fredda, perché il caffè era stato servito prima della torta.

Nella stanza c’erano parenti, nipoti, voci che si sovrapponevano, sedie spostate e telefoni lasciati sul tavolo come se fossero parte naturale della famiglia.

Luigi sedeva composto.

Aveva scelto la camicia buona.

Si era lucidato le scarpe prima di pranzo.

Qualcuno gli aveva detto che non serviva, che tanto era una festa in casa, ma lui aveva risposto con un sorriso: “Proprio perché è in casa.”

Per Luigi, il rispetto non era una parola da dire quando conveniva.

Era il modo in cui si entrava in una stanza.

Era come si salutava un anziano.

Era come si stava a tavola.

Era anche il modo in cui ci si vestiva davanti alla propria famiglia, perché la famiglia non era un pubblico minore.

I nipoti, però, quel pomeriggio guardavano più il telefono che lui.

Uno in particolare, il ragazzo che si era messo accanto alla torta, aveva lo sguardo acceso di chi non sta aspettando un momento, ma una reazione.

Teneva il cellulare inclinato, pronto.

Fingeva di controllare l’inquadratura della torta, ma la camera prendeva bene anche Luigi.

Troppo bene.

“Nonno, sei pronto?” chiese, con un sorriso che sembrava affettuoso solo in superficie.

Luigi annuì.

Le candeline tremavano.

La crema sulla torta luccicava sotto la luce della cucina.

Una zia disse “Buon appetito” per abitudine, poi si corresse ridendo perché non era ancora il momento di tagliare.

Qualcuno batté le mani.

Qualcun altro cominciò a cantare.

Luigi seguì il ritmo muovendo appena le labbra, come se il suo stesso compleanno gli appartenesse meno di quanto appartenesse agli altri.

Quando la canzone finì, nella stanza calò quel silenzio breve che precede il soffio sulle candeline.

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