A 91 Anni Sentì Misurare La Sua Stanza Per Uno Studio-tantan - Chainityai

A 91 Anni Sentì Misurare La Sua Stanza Per Uno Studio-tantan

Il Signor Taddeo aveva imparato che una casa non invecchia tutta insieme.

Prima scricchiola una porta.

Poi si macchia un muro.

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Poi una sedia resta vuota troppo a lungo.

Infine arrivano le persone e decidono che anche la memoria occupa spazio.

A 91 anni, lui abitava ancora nella stessa casa di Venezia dove aveva vissuto quasi tutta la sua vita adulta.

Non la chiamava proprietà.

La chiamava casa.

Era una differenza piccola solo per chi non aveva mai lucidato lo stesso tavolo per decenni, non aveva mai sentito i passi dei figli crescere nel corridoio, non aveva mai visto una moglie togliersi la sciarpa vicino alla porta con la stanchezza di chi aveva fatto tutto per tutti.

La mattina era cominciata con un odore di caffè che non era arrivato fino alla sua stanza.

La moka era stata messa sul fuoco, sì, ma nessuno aveva bussato per portargliene una tazzina.

Taddeo non si offese subito.

A una certa età, l’offesa arriva dopo la constatazione.

Prima si nota l’assenza.

Poi si capisce il significato.

Poi, se resta fiato, si decide se parlare.

Restò disteso con la coperta sulle ginocchia, guardando una striscia di luce entrare dalle persiane.

Sulla parete davanti al letto c’erano fotografie che nessuno guardava più tranne lui.

Sua moglie con un vestito scuro e un sorriso paziente.

Un pranzo lungo con piatti pieni e bicchieri d’acqua.

Una fotografia più piccola, quasi sbiadita, in cui la famiglia sembrava ancora capace di stare vicina senza calcolare i metri quadrati.

Accanto al letto, nel primo cassetto del comodino, c’era un mazzo di chiavi vecchie.

Non servivano quasi più, perché ormai tutti avevano le proprie copie.

Ma Taddeo le conservava come si conserva una prova silenziosa.

Quelle chiavi avevano aperto la porta a figli che rientravano tardi, a nipoti con le ginocchia sbucciate, a parenti arrivati con il pane del forno e le scuse dette a metà.

Quella mattina, però, la porta si aprì senza calore.

Non ci fu un vero Permesso.

Ci fu soltanto il rumore della maniglia e poi il passo sicuro di sua nipote.

Entrò come si entra in una stanza già propria.

Aveva il telefono in mano, una sciarpa annodata con cura e scarpe lucide che non facevano un passo incerto.

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