La Bambina Che Segnava Con Le Stelle I Giorni Senza Cena-tantan - Chainityai

La Bambina Che Segnava Con Le Stelle I Giorni Senza Cena-tantan

A Parma, tutti pensavano che le stelle sul diario di Viola fossero una tenerezza.

Aveva sei anni, dita sottili, capelli sempre pettinati con una cura che sembrava più adulta che infantile, e ogni mattina apriva il calendario scolastico come se stesse compiendo un piccolo rito.

Prima lisciava la pagina con il palmo.

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Poi sceglieva uno sticker a forma di stella.

Infine lo attaccava accanto alla data, premendo bene gli angoli perché non si staccasse.

La maestra lo aveva notato fin dalla prima settimana.

All’inizio le era sembrato un gesto innocente, quasi poetico.

In una classe piena di matite cadute, grembiuli spiegazzati, merende sbriciolate e voci che si sovrapponevano, quella bambina con il suo calendario ordinato dava quasi l’impressione di voler mettere un po’ di bellezza dentro ogni giorno.

Quando la madre era venuta al colloquio, lo aveva spiegato con un sorriso.

“Le piace decorare, tutto qui. È una bambina creativa.”

Lo aveva detto davanti alla porta dell’aula, con il foulard sistemato al collo e le scarpe lucide, come se anche quella frase dovesse essere presentabile.

La maestra aveva sorriso a sua volta.

Non c’era motivo di dubitare.

Viola non era una bambina rumorosa.

Non cercava attenzione.

Non interrompeva.

Alzava la mano prima di parlare e spesso, quando veniva chiamata, cambiava idea e abbassava gli occhi.

Aveva quella delicatezza che gli adulti, troppo spesso, scambiano per buona educazione.

In realtà era paura trattenuta bene.

Ma nessuno, all’inizio, aveva ancora imparato a leggerla.

La madre di Viola era sempre impeccabile.

Arrivava al mattino con passo veloce, come chi ha mille cose da fare e vuole che nessuno possa criticarle il modo in cui le fa.

Salutava gli altri genitori con una cortesia precisa.

Chiedeva se Viola avesse dato fastidio.

Ripeteva spesso che una bambina deve sapersi comportare.

Non lo diceva urlando.

Lo diceva con una calma più tagliente di un rimprovero.

“Non voglio brutte figure,” ripeteva a bassa voce, mentre aggiustava il colletto della figlia.

Ogni volta, Viola diventava più piccola.

Abbassava il mento.

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