A Bari, Il Pane Secco Di Marta Rivelò Chi Entrava In Camera-tantan - Chainityai

A Bari, Il Pane Secco Di Marta Rivelò Chi Entrava In Camera-tantan

A sette anni, Marta conosceva già il peso di una frase detta dagli adulti senza guardarti davvero.

“Te lo sei inventato.”

Era una frase corta, ma in quella casa sembrava una porta chiusa a chiave.

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Ogni mattina, nell’appartamento di Bari, la giornata cominciava con il rumore della moka sul fornello e con il passo veloce di suo padre nel corridoio.

Lui cercava le chiavi, controllava il telefono, sistemava la giacca sulla spalla e usciva con le scarpe lucidate come se l’ordine esterno potesse tenere in piedi tutto il resto.

La matrigna preparava la colazione con movimenti precisi.

Una tazzina di caffè.

Un piatto con qualche fetta di pane.

Una tovaglietta piegata sempre nello stesso modo.

Marta sedeva con la cartella vicino alle ginocchia e cercava di ricordare se, la sera prima, aveva chiuso bene la cerniera dello zaino.

Perché ormai ogni dettaglio contava.

All’inizio era sparita una gomma.

Una gomma bianca, nuova, con gli angoli ancora puliti.

Marta l’aveva messa nell’astuccio dopo i compiti, poi il giorno dopo non c’era più.

Aveva cercato sotto il letto, tra le lenzuola, dietro la scrivania, perfino nella tasca del grembiule.

La gomma non era da nessuna parte.

Quando lo disse, la matrigna non sembrò sorpresa.

Sembrò quasi soddisfatta.

“Sei disordinata, Marta. Le bambine disordinate perdono le cose.”

Il padre aveva sospirato senza cattiveria, ma anche senza attenzione.

“Dai, non farne una tragedia.”

Marta aveva abbassato gli occhi.

Non era una tragedia, forse.

Era solo una gomma.

Poi sparì un fermaglio.

Quello con il fiore piccolo, che Marta teneva per i giorni in cui voleva sentirsi un po’ più carina.

La matrigna lo trovò due giorni dopo sotto un cuscino del divano, davanti al padre.

“Vedi?” disse, sollevandolo tra due dita. “Nasconde le cose e poi accusa gli altri.”

Marta diventò rossa fino alle orecchie.

“Non l’ho messo io lì.”

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