La Bambola Senza Occhi Di Clara Nascondeva Il Segreto Di Casa-tantan - Chainityai

La Bambola Senza Occhi Di Clara Nascondeva Il Segreto Di Casa-tantan

Clara, sette anni, non usciva mai senza la sua bambola senza occhi.

La stringeva sotto il braccio come se fosse fragile, come se qualcuno potesse portargliela via da un momento all’altro.

A Siena, dove certe strade sembrano conoscere il rumore dei passi prima ancora dei volti, la gente la notava subito.

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Non perché Clara facesse confusione.

Al contrario, era una bambina troppo silenziosa.

Aveva i capelli sempre pettinati con cura, il cappottino abbottonato, la sciarpa sistemata dalla madre sotto il mento e quella bambola stretta al petto.

La bambola, però, rovinava ogni impressione di normalità.

Aveva un viso di plastica consumato, un vestitino chiaro lavato troppe volte e due buchi scuri al posto degli occhi.

Non erano occhi scoloriti.

Non erano caduti per caso.

Qualcuno li aveva tolti.

Quando entravano al bar la mattina, la madre ordinava un caffè veloce e a Clara prendeva un cornetto piccolo, anche se la bambina quasi non lo mangiava.

Restava seduta composta, con la bambola sulle ginocchia, e guardava il banco lucido, le tazzine, le mani della madre che tremavano appena quando prendeva lo scontrino.

Le persone sorridevano con quella gentilezza un po’ cauta che si usa con i bambini strani.

“Che bella bambola,” dicevano a volte.

Clara abbassava gli occhi.

Poi qualcuno notava il volto senza occhi e il sorriso si spegneva.

Un giorno una donna, uscendo dal forno con il pane ancora caldo nel sacchetto, si chinò verso Clara e le chiese perché non ne volesse una nuova.

Clara non rispose subito.

Si guardò intorno, come se stesse controllando chi poteva sentire.

Poi disse piano:

“Mamma dice che se una bambola non ha gli occhi, non può vedere le cose brutte.”

La donna rimase ferma con il sacchetto del pane in mano.

La madre di Clara arrivò subito dietro di lei.

“È una frase che si è inventata,” disse, sorridendo troppo in fretta.

Ma Clara non sembrava una bambina che inventava.

Sembrava una bambina che ripeteva.

In casa, ogni cosa aveva un posto.

La moka doveva essere lavata e asciugata.

Le tazze dovevano stare dritte nello scolapiatti.

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