La Bambina Che Parlava Con I Lacci Colorati A Roma-tantan - Chainityai

La Bambina Che Parlava Con I Lacci Colorati A Roma-tantan

A Roma, Mila aveva sei anni e cambiava colore ai lacci ogni giorno.

All’inizio sembrava solo un gioco da bambina.

Una mattina arrivava con i lacci rossi, un’altra con quelli bianchi, un’altra ancora con due colori diversi, come se le scarpe fossero diventate il suo modo personale di rendere meno grigia la scuola.

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La maestra se ne accorse per caso, durante l’appello.

Mila era seduta al banco vicino alla finestra, con lo zainetto appoggiato ai piedi e le mani ferme sul quaderno.

Fuori, Roma si stava svegliando con il rumore dei motorini, dei passi frettolosi e delle tazzine poggiate sui banconi dei bar.

Nel corridoio della scuola entrava un odore familiare di cornetti, cappotti, merende e caffè bevuto in fretta dai genitori prima di correre al lavoro.

Tutti i bambini parlavano insieme.

Mila no.

Mila parlava poco anche nei giorni normali, ma quel silenzio aveva una forma precisa.

Non era timidezza.

Non era capriccio.

Era attenzione.

Come se ogni parola dovesse essere pesata prima di uscire dalla bocca.

La maestra, i primi giorni, non volle darle troppo significato.

A sei anni, i bambini inventano codici, rituali, piccole superstizioni personali.

Un giorno vogliono portare solo il maglione azzurro.

Un altro giorno non vogliono sedersi accanto a nessuno.

Un altro ancora decidono che una matita è fortunata e guai a chi la tocca.

Così, quando vide i lacci colorati, la maestra sorrise.

“Che belle scarpe, Mila. Li scegli tu i colori?”

Mila alzò appena gli occhi.

Il suo sguardo andò prima alla maestra, poi alla porta dell’aula, poi di nuovo alle scarpe.

Fece sì con la testa.

Solo quello.

La maestra non insistette.

Aveva imparato che certi bambini non vanno aperti come cassetti.

Bisogna sedersi vicino e aspettare che trovino loro il coraggio di mostrare cosa c’è dentro.

Per qualche settimana, i lacci rimasero una nota tenera nella routine della classe.

I bambini li notavano.

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