A 89 Anni Difese La Fisarmonica Della Moglie Dal Nipote-tantan - Chainityai

A 89 Anni Difese La Fisarmonica Della Moglie Dal Nipote-tantan

Il signor Salvatore aveva 89 anni e viveva in Sicilia in una casa che sembrava tenere memoria anche dei passi.

Ogni tavola del pavimento, ogni sedia lucidata, ogni cornice appesa al muro portava addosso un pezzo della sua vita.

Ma nulla, in quella casa, era più sacro della vecchia fisarmonica appoggiata accanto alla finestra.

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Non era bella nel modo in cui lo sono gli oggetti nuovi.

Aveva il mantice consumato, gli angoli segnati, i tasti ingialliti, una piccola macchia vicino al bordo che nessuno ricordava più come fosse arrivata.

Salvatore invece ricordava tutto.

Ricordava la sera in cui sua moglie l’aveva ascoltato suonare per la prima volta.

Ricordava il modo in cui lei aveva sorriso senza interromperlo.

Ricordava la mano di lei sul tavolo, vicina alla tazza del caffè, mentre lui sbagliava una nota e fingeva di non essersene accorto.

Da quando era morta, quella fisarmonica non era più solo uno strumento.

Era una stanza dentro la stanza.

Era una voce rimasta indietro.

Era il solo oggetto che nessuno poteva toccare senza chiedere.

Ogni domenica, dopo pranzo, Salvatore la prendeva con una lentezza quasi cerimoniale.

Prima si sistemava la giacca, anche se non aspettava visite.

Poi controllava che le scarpe fossero pulite, perché sua moglie diceva sempre che la dignità comincia dai dettagli piccoli.

Infine guardava la fotografia sul mobile e mormorava poche parole.

“Permesso, amore mio.”

Solo dopo apriva il mantice.

Le prime note uscivano sempre deboli, come se anche lo strumento avesse bisogno di svegliarsi.

Poi la casa cambiava.

La moka in cucina sembrava meno fredda.

La luce sul legno sembrava più calda.

Il silenzio non faceva più paura.

Quel giorno, però, Salvatore non riuscì a finire nemmeno la prima melodia.

Aveva già avvertito qualcosa nell’aria dal mattino.

Il nipote aveva chiamato due volte senza salutare davvero.

Non aveva chiesto come stava.

Non aveva domandato se avesse mangiato.

Non aveva nemmeno finto interesse per il dolore alle ginocchia che da settimane costringeva Salvatore a muoversi piano.

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