Lasciato Al Cimitero A 85 Anni Per Una Firma Sulla Tomba-tantan - Chainityai

Lasciato Al Cimitero A 85 Anni Per Una Firma Sulla Tomba-tantan

Un anziano fu lasciato solo nel cimitero di Genova perché rifiutò di vendere la tomba di famiglia.

Duilio aveva ottantacinque anni e quel pomeriggio si era vestito con la stessa cura di sempre.

Non perché dovesse incontrare qualcuno di importante agli occhi degli altri.

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Per lui, sua moglie lo era ancora.

Aveva lucidato le scarpe prima di uscire, aveva passato una mano sulla giacca scura e aveva infilato in tasca un fazzoletto pulito, piegato in quattro.

Sul tavolo della cucina, la moka era rimasta fredda, perché quella mattina non aveva avuto voglia di bere il caffè a casa.

Era passato al bar sotto casa, aveva preso un espresso in piedi, aveva comprato un piccolo mazzo di fiori e poi era salito in macchina con sua figlia.

Lei guidava senza quasi guardarlo.

Aveva gli occhiali scuri, una borsa rigida sul sedile posteriore e una fretta che non sembrava fretta di traffico.

Sembrava fretta di chi ha già deciso tutto e aspetta solo che l’altro smetta di opporsi.

Duilio non disse nulla per gran parte del tragitto.

Guardava fuori dal finestrino Genova scorrere tra ombre, salite, muri, finestre, balconi, pezzi di vita che sembravano sempre sul punto di toccarsi.

A volte pensava che una città così ti insegnasse a non sprecare spazio.

Forse per questo lui non riusciva a sopportare l’idea di sprecare la memoria.

Quando arrivarono al cimitero, sua figlia parcheggiò con un gesto secco.

“Facciamo in fretta, papà.”

Lui la guardò appena.

“Da tua madre non si va in fretta.”

Lei non rispose.

Camminarono lungo il vialetto, lui lento ma composto, lei più avanti di qualche passo.

Ogni tanto si voltava, non con tenerezza, ma con impazienza.

Duilio teneva i fiori con entrambe le mani.

La carta che li avvolgeva faceva un rumore lieve a ogni passo.

Arrivato davanti alla tomba di famiglia, l’uomo abbassò la testa.

C’era il nome di sua moglie inciso sul marmo.

C’era la fotografia ovale, il sorriso trattenuto, lo stesso che lei aveva nelle vecchie foto di casa quando non voleva sembrare troppo felice davanti all’obiettivo.

Duilio appoggiò i fiori con cura.

Poi passò il pollice sul bordo della foto, come se stesse togliendo una polvere invisibile.

“Ciao,” sussurrò.

Sua figlia rimase dietro di lui.

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