A Torino, Il Bambino Chiamato “Ricambio Difettoso” Scoprì L’Album Tagliato-tantan - Chainityai

A Torino, Il Bambino Chiamato “Ricambio Difettoso” Scoprì L’Album Tagliato-tantan

A nove anni, Lorenzo sapeva già che in quella casa il suo nome pesava meno di un vestito piegato.

Lo capiva ogni volta che sua nonna apriva l’armadio del corridoio e sceglieva per lui una camicia che non era mai stata comprata per lui.

Erano camicie di un altro bambino.

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Maglioni di un altro bambino.

Pantaloni di un altro bambino.

E quell’altro bambino era suo fratello maggiore, morto anni prima, trasformato nel centro immobile di ogni stanza, di ogni pranzo, di ogni silenzio.

Lorenzo viveva a Torino, in un appartamento ordinato dove la luce entrava dalle finestre con una freddezza pulita e dove ogni oggetto sembrava sapere il proprio posto meglio di lui.

La credenza di legno scuro custodiva gli album di famiglia.

Il piattino accanto alla porta custodiva le chiavi.

Il mobile vicino alla cucina custodiva vecchie foto con cornici di ottone.

Sua nonna custodiva tutto il resto.

Soprattutto il passato.

Ogni mattina la moka borbottava sul fornello e l’odore del caffè riempiva la cucina prima ancora che qualcuno dicesse buongiorno.

Lorenzo rimaneva spesso in piedi vicino alla soglia, aspettando che gli venisse dato il permesso invisibile di esistere.

Quel giorno indossava una camicia azzurra.

Il colletto gli stringeva il collo.

Le spalle tiravano.

I polsini finivano nel punto sbagliato, troppo corti per coprirgli i polsi e troppo lunghi per sembrare davvero suoi.

Sua nonna lo guardò lentamente.

Non con sorpresa.

Con delusione preparata.

Aveva le scarpe pulite, la gonna scura, i capelli sistemati con cura e quel modo di stare dritta che faceva sembrare tutti gli altri colpevoli di disordine.

La madre di Lorenzo era al tavolo e stava tagliando un cornetto a metà.

Il coltello si fermò quando la nonna parlò.

«Nemmeno a fare la copia sei capace. Sei proprio un ricambio difettoso.»

La frase cadde nella cucina con la precisione di una tazzina che si rompe.

Lorenzo non si mosse.

Sua madre non intervenne.

Si limitò ad abbassare lo sguardo sul piatto, come se la marmellata fosse diventata improvvisamente la cosa più importante del mondo.

Era così da sempre, o almeno da quanto Lorenzo riusciva a ricordare.

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