Nonna Paolina Smaschera La Figlia Davanti Al Dottore A Roma-tantan - Chainityai

Nonna Paolina Smaschera La Figlia Davanti Al Dottore A Roma-tantan

Prima di entrare nello studio, la figlia si chinò verso l’orecchio di Nonna Paolina e sussurrò: “Tra poco devi dire cose senza senso, come ti ho insegnato.”

Non lo disse con rabbia.

Lo disse con quel tono basso, ordinato, quasi elegante, che certe persone usano quando vogliono sembrare gentili anche mentre stanno stringendo un coltello invisibile.

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Paolina aveva 78 anni e quel mattino si era vestita come sempre quando doveva uscire per una cosa importante.

Foulard beige, cappotto scuro, scarpe pulite, borsa chiusa con attenzione.

Non perché volesse apparire ricca.

Perché per lei presentarsi bene era una forma di rispetto.

Rispetto per sé stessa.

Rispetto per la casa da cui veniva.

Rispetto per una vita passata a non chiedere niente a nessuno, se non di essere guardata come una persona intera.

Nella sala d’attesa dello studio medico c’era un odore freddo di disinfettante, carta, caffè lasciato troppo a lungo in una tazzina.

Fuori, Roma continuava a vivere.

Si sentivano passi sul marciapiede, un motorino che accelerava, una voce che salutava qualcuno con un “permesso” mezzo mangiato dalla fretta.

Dentro, invece, il tempo sembrava tenuto fermo dalla mano della figlia sul braccio di Paolina.

Non era una mano affettuosa.

Era una pinza.

“Ricordati tutto,” mormorò la figlia senza smettere di sorridere alla segretaria dall’altra parte della sala.

“Se ti chiede l’anno, sbagli. Se ti chiede dove vivi, dici che non lo sai. Se ti chiede della casa, guardi me e fai confusione.”

Paolina tenne gli occhi bassi.

A chi la osservava da fuori, poteva sembrare una madre fragile, intimidita dalla visita.

A sua figlia, forse, sembrava già sconfitta.

Ma dentro la borsa, sotto un fazzoletto ricamato e il mazzo di chiavi di casa, c’era qualcosa che cambiava tutto.

Il telefono.

Acceso.

Pronto.

Quella mattina Paolina si era svegliata prima dell’alba, quando la cucina era ancora grigia e la moka non aveva ancora cominciato a borbottare.

Per qualche minuto era rimasta seduta al tavolo senza accendere la luce, guardando le fotografie sulla credenza.

C’era suo marito da giovane, con la camicia stirata e l’espressione seria di chi non sapeva sorridere davanti a un obiettivo.

C’era sua figlia da bambina, con un fiocco tra i capelli e un gelato in mano.

C’era la stessa casa, la casa di Roma, prima che diventasse per qualcuno una firma, una vendita, una possibilità di denaro.

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