A 9 Anni Baciava La Mano Della Zia Che Le Aveva Rubato Casa-tantan - Chainityai

A 9 Anni Baciava La Mano Della Zia Che Le Aveva Rubato Casa-tantan

A Palermo, Dalia aveva imparato che il mattino poteva iniziare con un profumo buono e una cosa terribile nello stesso momento.

Il profumo era quello della moka.

La cosa terribile era la mano della zia.

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Ogni giorno, prima della scuola, la bambina di 9 anni doveva uscire dalla sua piccola stanza, attraversare il corridoio con le vecchie foto appese alle pareti, entrare in cucina e fermarsi davanti alla donna che tutti chiamavano generosa.

La zia era sempre già seduta.

Non sembrava mai appena sveglia.

Portava i capelli in ordine, una camicetta pulita, scarpe lucide anche dentro casa, come se ogni gesto fosse preparato per essere visto da qualcuno.

Dalia invece arrivava con il viso ancora gonfio di sonno e lo zaino stretto in una mano.

Sulla tavola c’era spesso una tazzina di espresso vuota, un piattino con briciole di cornetto, e il rumore delle chiavi nella borsa della zia.

Quelle chiavi facevano più paura di un rimprovero.

Perché Dalia ricordava un tempo in cui le stesse chiavi erano appese vicino alla porta con un piccolo cornicello rosso.

Allora erano le chiavi di sua madre.

Allora la casa aveva un’altra voce.

Sua madre apriva le finestre presto, lasciava entrare l’aria del mattino, e diceva che una casa ereditata non è soltanto un tetto, ma una promessa.

“Questa casa un giorno ti proteggerà,” le aveva detto più di una volta.

Dalia non aveva capito davvero cosa volesse dire.

A 9 anni, una promessa sembra una cosa semplice.

Poi sua madre era morta, e la promessa era diventata una stanza fredda, un cassetto chiuso, una zia che parlava di gratitudine.

La zia allungava la mano ogni mattina.

Non diceva per favore.

Non ne aveva bisogno.

Dalia doveva avvicinarsi, chinare la testa e baciarle le dita.

Subito dopo doveva pronunciare la frase esatta.

“Grazie, zia, per avermi permesso di vivere qui.”

La prima mattina in cui accadde, Dalia pensò che fosse una specie di prova.

Forse la zia voleva insegnarle l’educazione.

Forse tutti gli adulti chiedevano cose strane ai bambini quando una famiglia si rompeva.

La seconda mattina, Dalia capì che non era educazione.

Era possesso.

La terza mattina pianse.

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