A Palermo, Il Sorriso Di Antonio Nascondeva Un Segnale Disperato-tantan - Chainityai

A Palermo, Il Sorriso Di Antonio Nascondeva Un Segnale Disperato-tantan

A Palermo, Antonio aveva otto anni e un sorriso che sembrava cucito male sul viso.

Non era il sorriso aperto dei bambini che corrono fuori scuola con lo zaino che sbatte sulle spalle.

Non era nemmeno il sorriso furbo di chi ha appena nascosto una marachella sotto il banco.

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Era un sorriso storto, duro, tirato fino a far male.

La maestra lo vide per la prima volta un lunedì mattina, poco dopo l’appello, quando il profumo di caffè del bar vicino entrava ancora dalle finestre insieme al rumore lontano delle tazzine.

Antonio era arrivato puntuale, come sempre.

Aveva le scarpe pulite, la felpa in ordine e lo zaino stretto tra le ginocchia, tenuto fermo con entrambe le mani.

Disse “buongiorno” con una voce così bassa che sembrava chiedere permesso al silenzio.

Poi si sedette al suo posto.

Non era un bambino rumoroso.

Non interrompeva.

Non correva tra i banchi.

Non cercava di farsi notare.

Anzi, faceva il contrario.

Quando gli altri bambini ridevano, Antonio rideva mezzo secondo dopo, come se aspettasse di capire se fosse sicuro.

Quando qualcuno litigava, lui abbassava gli occhi.

Quando la maestra passava tra i banchi, ritirava gomiti e quaderno, lasciando spazio come se il suo corpo occupasse già troppo.

Quel lunedì aveva dimenticato il quaderno dei compiti.

La maestra se ne accorse durante il controllo.

Non alzò la voce.

Gli chiese soltanto dove fosse.

Antonio si irrigidì.

Le sue mani scivolarono sotto il banco e si intrecciarono così forte che le nocche diventarono chiare.

“Antonio, il quaderno?”

Lui alzò lo sguardo.

Per un attimo sembrò sul punto di piangere.

Poi sorrise.

La maestra rimase spiazzata.

Il sorriso era troppo grande per quella domanda piccola.

Troppo rigido.

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