La Bambina Che Spedì I Suoi Capelli Al Medico E Scoprì Tutto-tantan - Chainityai

La Bambina Che Spedì I Suoi Capelli Al Medico E Scoprì Tutto-tantan

A Roma, la storia di Aurora cominciava sempre con una fotografia.

Non con una visita.

Non con una diagnosi chiara.

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Non con una domanda fatta ad alta voce.

Con una fotografia.

La madre apriva le tende quel tanto che bastava per far entrare una luce morbida, poi sistemava Aurora vicino alla finestra, tirandole su il colletto del pigiama o avvolgendole una sciarpa intorno al collo.

“Aspetta così,” diceva.

Aurora restava ferma.

Aveva sette anni e già conosceva la differenza tra stare male e sembrare di stare male.

Quella differenza, però, in casa sua non si poteva nominare.

Ogni lunedì la madre pubblicava un nuovo aggiornamento.

Diceva che la bambina aveva una malattia strana.

Diceva che nessuno riusciva a capirla.

Diceva che le cure costavano troppo e che lei, una madre sola, non sapeva più come andare avanti.

La gente rispondeva subito.

Qualcuno mandava denaro.

Qualcuno lasciava una busta nella cassetta della posta.

Qualcuno scriveva che Aurora era un angelo, una creatura fragile, una piccola combattente.

Aurora leggeva quelle parole quando la madre dimenticava il telefono sul tavolo.

Non si sentiva una combattente.

Si sentiva prigioniera.

La casa era pulita, ordinata, piena di oggetti che sembravano normali agli occhi degli altri.

C’era una moka sul fornello.

C’erano le tazzine da espresso in una mensola di legno.

C’erano vecchie foto di famiglia incorniciate lungo il corridoio.

C’era una ciotolina con le chiavi e un piccolo cornicello rosso che sua nonna, quando era ancora presente nelle loro giornate, toccava prima di ogni cattiva notizia.

E poi c’erano le medicine.

Quelle non stavano mai nello stesso posto.

A volte erano nel mobile della cucina.

A volte nella borsa della madre.

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