A Torino, Le Frecce Di Castagne Di Emma Svelarono Un Segreto-tantan - Chainityai

A Torino, Le Frecce Di Castagne Di Emma Svelarono Un Segreto-tantan

Emma aveva sette anni e a Torino, in certi pomeriggi freddi, sembrava più piccola del suo cappotto.

Camminava nel parco con le mani affondate nelle tasche, raccogliendo castagne cadute, gusci spaccati e foglie umide come se stesse facendo una cosa proibita.

La matrigna la seguiva a pochi passi, sempre ordinata, sempre composta, con il foulard sistemato bene e la voce bassa abbastanza da sembrare gentile davanti agli altri.

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Chi le vedeva passare poteva pensare a una donna paziente e a una bambina difficile.

Era questa la cosa più ingiusta.

La matrigna non portava Emma al parco perché volesse farla giocare.

La portava lì quando il padre rientrava prima del previsto, quando le chiavi giravano nella porta di casa con un suono che Emma conosceva meglio di qualsiasi campanella.

Ogni volta succedeva nello stesso modo.

La moka restava sul fornello, con il manico ancora caldo.

Le vecchie foto di famiglia nel corridoio guardavano la scena senza poter parlare.

Il padre appoggiava la giacca, cercava Emma con lo sguardo e la matrigna gli sorrideva, dicendo che la bambina era uscita a prendere aria perché in casa diventava nervosa.

Lui ci credeva, o forse voleva crederci, perché l’amore, quando è stanco, spesso si aggrappa alla versione meno dolorosa.

Emma lo capiva da come suo padre abbassava gli occhi.

Lui non era un uomo duro.

Era un padre che le aveva insegnato ad allacciarsi la sciarpa, a non attraversare senza guardare due volte, a dire Buon appetito anche quando nel piatto c’era qualcosa che non le piaceva.

Quando lei aveva paura, lui non le faceva mille domande.

Le metteva una mano sulla spalla e aspettava.

Per questo Emma aveva sempre pensato che, se fosse riuscita a fargli vedere qualcosa con i suoi occhi, lui avrebbe capito.

Ma la matrigna non glielo permetteva mai.

Ogni volta che il padre tornava a casa presto, Emma veniva mandata fuori.

Non con un invito.

Con un ordine.

«Prendi il cappotto.»

Poi il parco.

Poi il vialetto.

Poi quella frase detta tra i denti, quando nessuno sembrava ascoltare davvero.

«Vai a giocare e non sporcarti.»

Emma non giocava quasi mai.

Si sedeva vicino agli alberi e raccoglieva i gusci di castagna, scegliendo quelli con una punta ancora intera.

Li puliva con le dita, anche se la terra le restava sotto le unghie, e li disponeva davanti a sé con una concentrazione che agli adulti pareva stranezza.

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